Il custode del Prado (un quadro, una storia)

diego-velazquez-cristo-crucificado-christ-on-the-crosscrucificado2“Buongiorno Signora.”

Eccola, puntuale come ogni mattina la donna avanza  nel suo incedere discreto ed elegante, paga il suo biglietto e si avvia per il lungo corridoio senza mai voltarsi.

Alejandro continua a strappare i biglietti all’ingresso del museo, cercando di seguirla con lo sguardo finché non la vede svoltare nella penultima sala a sinistra, dove la donna rimarrà per circa un’ora. Alejandro pagherebbe oro per conoscere il motivo per cui quella donna da più di un anno, tutte le mattine, arriva puntuale al museo, paga sempre il biglietto per andare a vedere un quadro, sempre lo stesso: il Cristo crucificado di Velasquez. I primi tempi in cui quel rito aveva cominciato a verificarsi tra i suoi colleghi erano circolate le congetture più strane. All’inizio tutti avevano pensato che fosse una pittrice interessata a quell’opera; poi una scrittrice che stava ambientando il suo romanzo in quella sala. Poi con il passare del tempo si fece strada l’ipotesi che quel Cristo somigliasse a un fidanzato o a un marito morto (un figlio non avrebbe potuto essere, la donna era giovane). Poi ancora che quella visita fosse una specie di voto per una grazia ricevuta, anche se era strano, visto che quello era un museo e non una chiesa. Le versioni cambiavano con l’andare del tempo e la donna rimaneva un mistero imperscrutabile. Pur essendo una frequentatrice assidua, mai aveva rivolto una parola di troppo a chicchessia. Entrava, salutava, comprava il suo biglietto e se andava nella sala del Cristo di Velasquez. L’avevano vista centinaia di volte  immobile, in piedi, con la sguardo fisso a quel quadro. Mai nessuno aveva avuto il coraggio di fare una domanda a quella donna bella e cortese, sempre distaccata. La sua espressione, a chi avesse voluto scorgervi qualcosa, non mutava né prima né dopo, niente che lasciasse trapelare sentimenti o emozioni.

Con il tempo diventò una presenza inserita nell’ambiente, nessuno ci fece più caso e fu un fatto normale.

Per tutti tranne che per Alejandro che avrebbe voluto conoscere quella donna che dimostrava una costanza straordinaria nel compiere tutti i giorni lo stesso gesto.

E fu così che un giorno, in una bella mattina di primavera, la donna arrivò fasciata in un abito leggero stampato a fiori, i lunghi capelli sciolti sulle spalle che avevano bagliori di biondo sul fondo castano, come castani erano i suoi occhi riservati. Alejandro la vide incamminarsi come ogni giorno lungo la sala centrale. Fu un attimo, fece un cenno al collega perché prendesse il suo posto e corse via per raggiungerla. Cosa scatti talvolta nella mente delle persone quando all’improvviso compiono gesti in apparenza stravaganti nessuno può dirlo. Fatto sta che Alejandro quel giorno fu spinto da qualcosa che neanche lui avrebbe saputo spiegare.

“Mi scusi….”

La donna sussultò, poi riconobbe Alejandro e si fermò. Lo sguardo sembrava disponibile e poco sorpreso.

“Mi dica”.

“Mi perdoni, lo so che non dovrei, ma… ecco… non so come dirlo….”

La donna accennò un mezzo sorriso, cominciando  a capire.

“Vede.. il fatto è… – riprese al culmine dell’imbarazzo Alejandro – non so se posso permettermi….”

Niente, non trovava il filo, la maniera giusta, si stava sentendo uno sciocco che riusciva soltanto a balbettare.

“Lei vuol sapere perché vengo qui tutti i giorni”.

Alejandro espirò aria dai polmoni come se qualcosa l’avesse liberato da un senso di soffocamento.

“In effetti sì, so che non dovrei, è affar suo, non è delicato. Ma …. Ma perché tutti i giorni e quell’unico quadro?”

La donna sorrise un po’ meno a metà.

“So di aver destato la curiosità di voi tutti qua dentro, è certamente un fatto insolito che una madrilena venga tutti i giorni a pagare il suo biglietto solo per vedere lo stesso quadro. Vorrei poterle dare una spiegazione….

“No, per carità.. è un suo diritto, solo che ci siamo chiesti… in effetti…”

“Non si preoccupi Alejandro, non si meravigli se conosco il suo nome, ormai vi conosco tutti. A proposito il mio è Madalena, stavo dicendo che vorrei darle una spiegazione plausibile, ma per farlo, ammesso che ci riesca, dovrebbe venire con me.”

Alejandro era scombussolato, sapeva di avere gli occhi dei colleghi sparsi per il museo puntati addosso, ma non gliene importava, non disse niente e si incamminò con Madalena, lui nella sua divisa blu e lei nel suo vestito a fiori. Rimasero in silenzio finché non furono nella sala del Cristo. E non si sa se per fortuna o per caso, in quel momento oltre a loro non c’era nessuno. Regnava il silenzio.

“Lo guardi, e mi dica cosa vede”.

Alejandro si prese qualche attimo prima di rispondere, non voleva fare brutta figura, Madalena parlava così bene. Lei sembrò leggergli nel pensiero.

“Non sia teso Alejandro, mi dica soltanto cosa vede”.

“Un Cristo sulla croce….”

“Sì, ma le sembra come altri che ha visto? Provi a dire qualcosa di più”.

“Beh.. non fa impressione, voglio dire, non c’è molto sangue, il corpo non sembra provare dolore, è sereno, illuminato, dietro è tutto nero.”

Da quanto tempo Alejandro staccava biglietti al Prado? Quel quadro l’aveva visto mille volte, eppure gli sembrava di vederlo per la prima volta, come se fosse stato inghiottito da un flusso magnetico e si trovasse in una dimensione diversa.

Madalena senza distogliere lo sguardo dal quadro sorrise di nuovo.

“Adesso guardi il volto, è reclinato, come se dormisse, c’è un’aureola di luce intorno alla testa, quello è l’unico elemento che richiama alla divinità del Cristo, se la togliessero sarebbe un uomo, un bellissimo uomo. Osservi il corpo, esile, ma slanciato, ben modellato, quella luce lo rende energico, c’è la vita e c’è la morte. E il ciuffo di capelli sulla sinistra che coprono metà del suo volto? Qualcuno dice che il pittore li abbia aggiunti per coprire un errore sul viso, ma non credo, credo invece volesse conferirgli una carica umana di ribellione in un certo senso. E ha detto bene, c’è poco sangue…. Lei è innamorato Alejandro?”

“Innamorato? Io? Beh… non lo so…. Al momento no…”

“Invece io sì. Questo Cristo mi parla, e badi: non sono pazza, né fanatica. Ogni giorno lo ascolto e mi dice cose diverse, da lui imparo cose sempre nuove. Fin dal primo momento in cui ho visto questo quadro, circa due anni fa, non ho mai smesso di rimproverarmi di non averlo conosciuto prima, una simile bellezza nella mia città e io non l’avevo mai visto….”

“Ma cosa la spinge a venire tutti i giorni?”

“Gliel’ho detto… vorrei poterle dare una spiegazione plausibile, una che possa raccontare ai suoi colleghi senza farmi passare per matta. Ma la verità è che non c’è.  Questo Cristo dialoga, la sua morte è avvenuta, è una realtà, un fatto,  eppure non ha smesso di essere bello, e non parlo solo di bellezza fisica. È come se dicesse “ora tocca a te”. Ecco perché vengo qui tutti i giorni, perché tocca a me; così so cosa devo fare, comprendo il senso del mio agire, qui meglio che in qualsiasi altro luogo. Nella vita incontri adulti – genitori, insegnanti o preti – che pretendono di insegnarti il corretto modo di vivere e di stare al mondo. Ecco, io l’ho imparato qui, da lui. Il mondo fuori è caotico, violento, scorbutico, rozzo, ingiusto. Potrei elencare mille aggettivi per definire il  luogo in cui viviamo, che di per sé è inferno e paradiso insieme. Ma so anche che la bellezza è la più grande lezione che dovremmo imparare, perché  induce a essere gentili, ad apprezzare il buono e il giusto senza che ci sia bisogno di fiumi di parole. Vengo sempre presto la mattina e in questo silenzio tutti i giorni io dialogo con quest’uomo su una croce, la storia narra sia stato condannato perché difendeva quelli che erano rimasti indietro. Un rivoluzionario, a suo modo, e sebbene la critica dica cose diverse a me non importa. È questo l’uomo che ho imparato ad amare e che mi ricorda ogni giorno che adesso tocca a me…. Mi perdoni Alejandro, come vede posso parlare molto, ma lei forse dovrà tornare al suo lavoro.”

Strano, Madalena aveva gli occhi ben aperti e nella sua pupilla c’era tutta la luce del corpo nudo di quel Cristo. Aveva parlato senza mai distogliere lo sguardo neanche un istante.

Alejandro era stordito, voleva rimanere lì ad ascoltarla….

“Lei lavora?” Era una domanda stupida a farsi, ma arrivò spontanea sulle labbra di Alejandro prima che potesse pensarci.

“Sì. Un lavoro molto impegnativo il mio.” Poi si voltò a guardare Alejandro e sorrise di nuovo.

“Adesso se non le spiace rimarrei ancora un po’…”

Alejandro comprese che voleva rimanere da sola.

“Certo…. Grazie, posso solo dirle grazie.”

Avrebbe voluto spiegarle quel grazie che era come una porta spalancata nella sua mente, ma la lasciò al suo quadro e uscì dalla sala.

Inutile dire che tutti i colleghi lo assillarono con domande alle quali non seppe rispondere. Niente che appartenesse alle congetture su Madalena somigliava alla verità su quella donna.
I giorni seguenti Madalena mancò al suo appuntamento. Il primo giorno Alejandro attese con ansia e fu forte la delusione nel non vederla. Il secondo giorno si preoccupò e si disse che non avrebbe potuto cercarla anche se avesse voluto. Il terzo giorno si disse che avrebbe voluto ma non si può trovare una donna in una città come Madrid conoscendo solo il suo nome. Il quarto giorno fu attanagliato dalla paura che le fosse accaduto qualcosa. Col passare dei giorni l’assenza di Madalena divenne un fatto che solo Alejandro continuava a sentire come una ferita. Finché al decimo giorno una collega gli consegnò una busta, una piccola busta bianca sul quale c’era scritto il suo nome.

“Qualcuno l’ha lasciata per te”

Alejandro aprì la busta tremando, dentro c’era un biglietto scritto a mano: “Lei crede negli angeli caro Alejandro? Io no, non ci credo, eppure so che sono intorno a noi, può riconoscerli dalla luce che emanano.  Con amore, Madalena

Provò a informarsi chi dove e come avesse consegnato quel biglietto, ma nessuno seppe dargli risposte concrete, nessuno di fatto aveva incontrato la persona che l’aveva lasciato.

Nessuno vide più Madalena e nessuno del personale del Prado si ricorda più di lei. Solo Alejandro non ha dimenticato e ogni giorno  si reca nella sala del Cristo di Velasquez chiedendosi se Madalena sia esistita davvero. Lui è l’unico ad avere memoria di quello sguardo di luce che gli ha cambiato la vita. L’unico che da quel Cristo senta udire quelle strane parole: e adesso tocca a te.

Nella foto: Cristo crucificado, Diego Velasquez, Museon Nacional del Prado

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