Il sogno del poeta

10443893_741751929209940_74266688_nLe apparenze ingannano: lui   non sta dormendo, è abbandonato alla sua stanchezza. Sono questi i momenti in cui ha bisogno di me, nessun uomo vive da solo, neppure chi da solo piega la schiena su una scrivania in un angolo dove filtra una luce lunare perfino quando là fuori è assolato, là dove cerca ispirazione. Gli artisti non sono dei privilegiati, sono dei condannati.

Esseri umani particolari che vivono una solitudine incoerente e maldestra, anelata e maledetta; a volte il pozzo in cui scavano è così fondo che da soli non ce la fanno.

È il mio bacio ad essere forte così da  reggere la mano fragile e incerta.

Talvolta è il timore di sbagliare, altre volte la paura di trovare quello che potrebbe esservi celato, altre ancora è semplicemente il non sapere dove dirigersi nel magma del tumulto.

Le apparenze ingannano. Io non sono una donna, né un angelo, né una musa, ma sono tutte e tre le cose insieme: sono il silenzio stabilito intorno, l’ora che non passa, l’intuizione che guizza come anguilla tra le mani e non si afferra.

Non posso toccare quest’uomo, se pure a lui son vicina più di chiunque altro. Solo quando è vinto dalle proporzioni della sua doppia esistenza posso sfiorare la sua fronte con un bacio, là dove albergano i pensieri e gli sconforti, le idee e la creazione. Come un dio stanco al settimo giorno.

Ecco la mia condanna: io sono oltre d’io, sono la salvezza della forma muta che ritrova la parola.

Il quadro è Paul Cézanne – Il sogno del poeta, o, Il bacio della Musa (1850)

Blog su WordPress.com.

Su ↑