Scritture e dintorni

Ho conosciuto l’immaginazione e il senso del vagare in mondi diversi a circa otto anni, quando mi fu regalato un piccolo libro del quale ricordo soltanto il titolo “Lodoletta”. Era un libro rilegato e con molte pagine: quella consistenza tra le mani mi fece sentire grande. Iniziai a leggerlo un pomeriggio e al mattino seguente, per poterlo finire, mi inventai di star male per non andare a scuola. Trascorsi la mattinata nel cucinotto di casa seduta su una piccola sedia impagliata con mia madre che sfaccendava intorno, io immersa nella lettura. Alzai gli occhi dal libro solo quando arrivò la parola fine. Una volta spiato in quel mondo, non ne sono più uscita. 

La scrittura c’è sempre stata, senza un ordine, uno spettro in agguato: avevo il terrore che si impossessasse di me. Io volevo vivere.

Ma quel demone è stato paziente, perseverante, un’ombra nello sguardo.

Così un giorno come tanti sono tornata a casa, l’ho osservato, e ho capito.

Ho cominciato a scrivere.

Daniela Grandinetti

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