L’ultima (volta)

L’ultima volta, è una donna che corre sotto un temporale che l’ha colta di sorpresa, mentre stava tornando a casa. L’impermeabile bianco si gonfia, i capelli sono gocciolanti sul viso dolente, ed è la scena di un film.

L’ultima volta, domani inizia di nuovo, qualcosa, qualsiasi cosa.

L’ultima volta: finisce è non c’è più il tempo di rimediare, è l’ultima volta definitiva: dormire in una casa, pensare a un altro giorno, voltare pagina, toccare il tasto invia, o quello conferma. Nessuna azione. Fermo immagine e stop così.

L’ultima volta: la donna – mentre tampona i capelli con il maglione fradicio anch’esso – giura che non dimenticherà più l’ombrello. Poi si ferma e alza lo sguardo al cielo, ride, sa che non avrà mai un ombrello con sé, piove senza rimedio, piove incessantemente sulla sua testa leggera, sui suoi occhi illuminati da una luce grigia intensa.

E’ l’ultima volta, vuole ricordarsene, perché non è più come l’ultimo giorno di scuola, o l’ultimo esame, o l’ultimo momento di una vacanza. Domani non inizia niente. Finisce.

L’ultima volta che apre al futuro, l’ultima volta che chiude il passato.

Lacrime e pioggia adesso viaggiano insieme su un volto che il tempo non ha sconfitto, ma il tempo, quel tempo, non ci sarà più. E’ finito.

L’ultima notte, l’ultima volta: soltanto ieri c’era vita che cominciava, là dove adesso finisce. L’ultima pagina.

Chiusa.

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