Piove, molto, moltissimo

Oggi piove, temporale di quelli seri, tuoni, lampi, la corrente che salta in continuazione. Dunque quale momento migliore per scrivere due parole che da tempo avrei voluto dedicare a questo meraviglioso romanzo?

Parafrasando Sciascia con una famosa citazione de Il giorno della civetta, ci sono gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà e leggendo questo libro viene da pensare che la stessa cosa vale per gli scrittori e in generale per tutti coloro che scrivono.

Intanto l’autore, Nicola Pugliese, che nasce a Milano ma vive a Napoli, professione giornalista, nel 1977 Calvino lo scopre e viene pubblicato il romanzo: un successo, il romanzo si esaurì in poco tempo ma poi sparì e sparì, di fatto, anche il suo autore, un Salinger nostrano insomma. Negli anni seguenti si racconta “di ricerche di appassionati tra i librai del centro storico di Napoli, di fotocopie vendute a caro prezzo, di offerte economiche molto elevate per acquistarne una singola copia. Anni di silenzio, fino alla morte di Pugliese (2012).” (Fonte: minima&moralia)

Il romanzo per nostra fortuna è stato pubblicato nuovamente di recente da Bompiani, per me la lettura è stata fortuita perché un giorno mentre scorrevo la home di facebook, mi è comparso il contenuto sponsorizzato con la copertina del romanzo, che mi ha subito attratto, per cui l’ho preso nel giro di due giorni. Praticamente un richiamo. Nei giorni seguenti per l’appunto mi sono invece capitate a tiro una serie di recensioni su blog che seguo, che tuttavia non ho voluto leggere, non so bene perché: volevo prima leggere il libro, questo libro nero, il cui sottotitolo recita: Malacqua. Quattro giorni di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario e la sinossi: “Dopo una notte di pioggia torrenziale, all’alba grigia e funerea del 23 ottobre, arriva una telefonata ad Annunziata Osvaldo, centralinista della Questura di Napoli. Una strada è crollata. E poi un palazzo in via Tasso. La città sembra liquefarsi mentre l’acqua scorre, penetra, danneggia. Andreoli Carlo, giornalista che si occupa dei misteriosi accadimenti, si fa testimone degli effetti di una diabolica pioggia che sembra non finire mai. E intanto voci inquietanti risuonano dal Maschio Angioino, l’enigma di tre bambole assilla le autorità, sale l’acqua del mare e le monetine da cinque lire cominciano d’un tratto a suonare canzoni. Un romanzo cupo e raffinato sulla bellezza e l’enigma che da sempre ammantano la città di Napoli, un’opera diventata con il tempo un clamoroso caso letterario del secondo Novecento. La sua scomparsa dalle librerie coincise con quella dell’autore dalla città e dal giornalismo, facendo di Nicola Pugliese un “Salinger napoletano”. Trascorse con ostinato riserbo gli ultimi anni nel paesino di Avella in Bassa Irpinia, dove si era trasferito in un isolamento volontario. Mentre la critica si ricordava di Malacqua consacrandolo come un capolavoro, i lettori più fortunati si passavano in fotocopia quel testo ormai introvabile”

Romanzo meraviglioso, con l’acqua che scende e trascina a mulinello dentro le vite e le storie concentriche come le pozze nelle quali cadono le gocce d’acqua, incastrandosi l’una all’altra, scivolando sulla narrazione bagnata, passando da una strada all’altra. Una narrazione ruvida, scontrosa, fuggevole, contralto della regolarità con cui cade la pioggia incessante.

L’uscita di Malacqua è segnata da un fiorire di recensioni (chissà cosa ne penserebbe l’autore), se avete voglia cercatele, ma il libro, leggetelo.

«L’acqua scendeva scendeva fuggiva lontano, e da qualche parte si sarebbe pure fermata, con ogni probabilità, ma la cosa non riguardava tutti, no: riguardava soltanto quelli che si sarebbero trovati nel punto dove l’acqua si sarebbe fermata: ma in definitiva: si sarebbe mai fermata per davvero quest’acqua che veniva e veniva?»

Io in questa giornata di pioggia incessante torno a parafrasare Sciascia, ironicamente ma non poi tanto: ci sono i libri, quelli che scrivono e tu li leggi, io li leggo, anche volentieri.

Poi ci sono i grandi romanzi e i grandi scrittori.

“E fermi questi occhi come occhi di bambola con l’impressione della profondità. Come qualcosa andasse in lontananza, fuggire, fuggire.”

N. PUGLIESE, MALACQUA, BOMPIANI, 2022

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