Prossimo romanzo: Rocco, il camionista brocco

Camionisti-e-camion-07Qualche giorno fa ho ricevuto la scheda di lettura del mio secondo romanzo da un premio molto prestigioso, che ho conosciuto e seguito in questi due ultimi anni e nei confronti del quale nutro profonda stima per il lavoro che svolge, ovvero quello scouting di autori emergenti che le case editrici non fanno più. Ho letto anche diversi romanzi che a seguito della menzione a questo premio sono stati pubblicati, tutti di buon livello, e lo dico da lettrice assatanata quale ormai sono.

Con la scrittura ho un rapporto disincantato, non nutro ambizioni di fuoco e se partecipo a delle competizioni come queste è solo perché mi metto in gioco per capire come funziona quello che scrivo e se mai trarne esperienza e possibilità di miglioramento. Mi dà, inoltre, un obiettivo per lavorare.

Tuttavia il giudizio che ho ricevuto dell’opera mi ha lasciato perplessa. Il mio primo libro parlava di donne, erano storie di donne, so perfettamente che da un punto di vista narrativo il romanzo era fragile, era una bella idea trattata male, sono sempre stata consapevole dei limiti di quella storia, anche se conteneva belle pagine, delle quali ho avuto ampia testimonianza.

Nel secondo romanzo invece il protagonista è un uomo: un critico teatrale con un amore doloroso alle spalle, una donna che mi serviva per creare la metafora del SE cui fa riferimento il titolo.

In gioventù è stato un ragazzo timido, sensibile, non un trombeur de femme per intendersi, penso che nella vita reale ne esistano, o no?

Ebbene, se nel primo romanzo avevo accettato di sentirmi dire che i personaggi maschili erano dei coglioni sullo sfondo (ho semplificato il concetto ma di fatto questo era), questa volta leggere che oggetto del romanzo è il “genere femminile”…. (boh!) o che “il personaggio maschile nel suo vivere di luce riflessa finisce per rivelare un’inconsistenza non bilanciabile con il femminile rappresentato da Oriana”…. Non riesco a capirlo.

Se mi dici: lo stille è lezioso, troppo femminile, è un fatto, non va bene, allora posso capire dove ho sbagliato. Ma qui sembra che parlare di fragilità, anche maschile, sia qualcosa duro a digerire.

Mi si dice che ho “immolato” il protagonista nel finale (facendo riferimento a un episodio storico pesante nella storia d’Italia) beh.. non sono io che immolo, è la vita che immola. Questo romanzo ha avuto il suo inizio da una fotografia, non svelo i meccanismi. Solo mi sono chiesta: come sarebbe stata la vita di quest’uomo? E da lì sono partita.

Mi si può obiettare il come, ma non il cosa.

Ebbene sì, sono imbevuta di letteratura femminile, ma non sono forse le donne che ora leggono di più? Non lo dico io ma le statistiche. E se anche la mia scrittura fosse “femminile” (cioè, credo, con tutto quello che questo comporta in termini di sensibilità diversa) sarebbe un limite? Io non mi sono mai posta il problema. Anche perché non ho mai scritto di marinai facendoli parlare come dame in un salotto o donne al mercato.

Ho scritto racconti duri con personaggi maschili incazzati, sì. La scrittura è un punto di vista, tuo o del personaggio al quale dai vita.

Forse che Virginia Woolf o Simone de Beauvoir sono lette in gran parte da uomini? Mi piacerebbe saperlo.

Forse che in Italia scrittrici di successo come Marcela Serano che ha spudoratamente una scrittura femminile e scrive praticamente di donne  non ci può stare e sia in sé un limite? Forse che non c’è spazio per le voci diverse?

Non so, sono dubbi, ma sono dubbi che mi fanno pensare che devo dare sfogo alla mia anima da marinaio, perché ne possiedo una e ne sa qualcosa qualche mio amico.

36989_1528401693059_1325198766_1409247_8260005_n1Ecco perché la prossima volta manderò un romanzo con la storia di Rocco, un camionista, e del suo viaggio su una autostrada un 31 di luglio prima di arrivare a destinazione.

 

Una scrittura femminile azzurro pallido

864cd0972cdc5b3944a03725c13f7a3b_w_h_mw650_mh-2

 

 

 

 

 

Libro che non ha bisogno di troppe parole per essere suggerito: è perfetto. Piccolo romanzo prezioso (piccolo è aggettivo che si riferisce alla dimensione!) di Franz Werfel consigliato dal mega lettore amico Goffredo Plastino che ringrazierò a vita per avermi fatto scoprire questo autore e questa perla….

 

“… nei punti in cui era libero, il cielo esibiva un azzurro nudo, primaverile, che in quella stagione appariva quasi spudorato. Piccoli venti indisciplinati rimbalzavano spavaldi tra il fogliame che sembrava ancora saldamente appeso ai rami degli alberi. Niente male, pensò Leonida, andò a piedi in ufficio. E sorrise di nuovo (…) Leonida era incline, soprattutto nelle prime ore del mattino, a sentirsi straordinariamente contento e ad accettare di buon grado il corso tortuoso delle vicende di questo mondo. …. “

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