Il sogno del poeta

10443893_741751929209940_74266688_nLe apparenze ingannano: lui   non sta dormendo, è abbandonato alla sua stanchezza. Sono questi i momenti in cui ha bisogno di me, nessun uomo vive da solo, neppure chi da solo piega la schiena su una scrivania in un angolo dove filtra una luce lunare perfino quando là fuori è assolato, là dove cerca ispirazione. Gli artisti non sono dei privilegiati, sono dei condannati.

Esseri umani particolari che vivono una solitudine incoerente e maldestra, anelata e maledetta; a volte il pozzo in cui scavano è così fondo che da soli non ce la fanno.

È il mio bacio ad essere forte così da  reggere la mano fragile e incerta.

Talvolta è il timore di sbagliare, altre volte la paura di trovare quello che potrebbe esservi celato, altre ancora è semplicemente il non sapere dove dirigersi nel magma del tumulto.

Le apparenze ingannano. Io non sono una donna, né un angelo, né una musa, ma sono tutte e tre le cose insieme: sono il silenzio stabilito intorno, l’ora che non passa, l’intuizione che guizza come anguilla tra le mani e non si afferra.

Non posso toccare quest’uomo, se pure a lui son vicina più di chiunque altro. Solo quando è vinto dalle proporzioni della sua doppia esistenza posso sfiorare la sua fronte con un bacio, là dove albergano i pensieri e gli sconforti, le idee e la creazione. Come un dio stanco al settimo giorno.

Ecco la mia condanna: io sono oltre d’io, sono la salvezza della forma muta che ritrova la parola.

Il quadro è Paul Cézanne – Il sogno del poeta, o, Il bacio della Musa (1850)

ASPETTA CHE VIENE (una storia, un quadro)

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Meno male che c’è questa finestra, questa casa puzza di vecchio e prima che quella megera si svegli almeno mi godo un po’ di sole. Adelina a quest’ora starà per passare, la voglio proprio vedere, beata lei. Magari oggi Amedeo le ha portato dei fiori, o di nuovo dei cioccolatini. Quelli dell’altra settimana erano una delizia, con delle ciliegie tonde e succose che pareva perfino strano potessero stare dentro un cioccolatino. Oggi non ho voglia di fare niente, va beh.. io quasi mai ho voglia di fare qualcosa. No, non è vero, è che mi vorrei divertire,  non sarebbe un diritto alla mia età? È di lavorare che ho poca voglia. Me ne starei qui a guardare la gente a passeggio con la bella giornata, i bambini sulla spiaggia. Sarebbe  bello rimanere bambini. Chissà se Amedeo le porta dei fiori, forse delle rose. Se sono rosse secondo me le chiederà presto di sposarla, a casa mia non vedono l’ora. Ma se Adelina se ne va…  no, meglio non pensarci. Devo finire di asciugare il servizio di porcellana, che se non è nella vetrina in bella posa pulito prima che quella si svegli chi la sente… sbraiterà come al solito che sono una sfaticata, che mi piace stare a ciondolare, a perdere tempo, a fantasticare. Come se fosse un male. È tutta invidia la sua, perché io sono giovane e lei è vecchia. E poi che ne sa lei di che fantastico?  “Ti pago la metà questa settimana”. Lo ripete almeno due volte al giorno quella decrepita, vecchia e avara! Che poi tanto i soldi io nemmeno li vedo, quella miseria di elemosina se la prende tutta mio padre. Lui dice che è per metterli da parte così ci fa la dote che coi grilli che ho per la testa meglio se li conserva lui. Ma io non sono tanto sicura. Quando esce a bere con cosa paga se non fa altro che dire che i soldi non bastano mai per sfamarci. Intanto ad Adelina però ha comprato un vestito nuovo, da quando ha un corteggiatore la tratta come una cristiana, ma quello è stato anche merito di mia madre, che ha continuato a dirgli che non poteva mettersi sempre gli stessi stracci riaccomodati ora che aveva un fidanzato
Com’è calmo oggi il mare, con quelle increspature di schiuma bianca. Con questo mare stasera mi sa che Pinuccio porta a casa un po’ di pesce. Va beh, sai che guadagno ci faccio? Va bene che mamma fa una zuppa che risveglia i morti, ma il pesce lo devo pulire io che ad Adelina adesso non possono certo puzzare le mani , invece a me sì. Non vedo l’ora di incontrarlo anch’io uno che come dice Adelina ti fa ballare il cuore. Mi piacerebbe un marinaio, uno di quelli con la divisa che arrivano al porto, blu coi bottoni d’oro. Mia madre dice che devo stare lontana da quelli che quella è gente che non si ferma, che magari c’ha pure la fidanzata o la moglie da un’altra parte e non te lo dice di certo e se gli dai confidenza se ne approfittano. Mio padre dice pure che con la vita che fanno li capisce, basta che non ci provino con le figlie. Però secondo me dagli occhi di una persona lo capisci se dice la verità. Io sono brava a guardare gli occhi delle persone. Quando mio padre esce per andare all’osteria io me ne accorgo che ha gli occhi diversi e si vede che sta andando a spendere un po’ dei soldi nostri.
Certo che se fossi un uccello…. come quello là…. sono fortunati gli uccelli, quando si stufano aprono le ali e se ne volano via. A noi anziché le ali c’hanno dato le braccia per lavorare… mica a tutti, alla megera per esempio no, che lei piange tanto il marito, ma intanto si gode tutto il malloppo che le ha lasciato, dà una festa a settimana. A ma dà fastidio doverli servire, soprattutto quando ballano, lei e i suoi amici, ho le gambe che si muovono da sole con la musica, ma ci devo stare attenta, che l’ultima volta che se n’è accorta ha minacciato di cacciarmi via, e poi chi lo sente mio padre? Comincia a dire che a me non mi si prenderà nessuno, che sono troppo svagata, che non si può fare affidamento….  Ah… se solo ne incontrassi uno ricco, allora sì… che vita sarebbe. Glielo farei vedere io cosa vuol dire fare la signora, anzi, mi prometto che se mai dovessi avere qualcuno a servizio lo tratterò dignitosamente. E poi comunque un morto di fame qualunque io nemmeno lo voglio. Io aspetto, che non voglio smettere di fare la sguattera solo per diventare la sguattera di qualcun altro, come mia madre.
Che riflessi ci sono nell’acqua, oggi si vede la sabbia fine, e che bell’aria…. tiepida, dolce. Me ne stare qui alla finestra tutto il pomeriggio. E al diavolo la megera se il servizio non l’ho asciugato. Qui è una bellezza, io me la godo a metà dei soldi della paga.

Il quadro è: Muchacha en la ventana di Salvator Dalì

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