Buon compleanno Virginia!

Quanto può inimagesfluenzare una scrittrice?

Virginia Woolf è un marchio a fuoco e non me ne compiaccio: molti anni fa ho subito la fascinazione del personaggio (oltre che dei suoi libri e della sua scrittura) tanto  da rifiutarla oggi.

Ho provato a rileggere alcune cose che vent’anni fa avevo divorato e mi sono andata convincendo che non andava più bene. L’ho rifiutata come le cose nocive, che sappiamo essere pericolose ed è meglio bandire. Troppe parole e troppa testa possono far male.

Le illusioni sono per l’anima ciò che l’atmosfera è per la terra. Toglietele quell’aria tenera, e la pianta morirà, i colori svaniranno. La terra su cui camminiamo è cenere estinta. È marga quella che calpestiamo, e ciottoli spietati ci feriscono i piedi. La verità ci annienta. La vita è un sogno. È il risveglio ad ucciderci. Chi ci deruba dei sogni ci deruba della vita… (da Orlando)

 Sono una grande dilettante nell’arte della vita, decisa a succhiare la mia arancia, e poi subito via come una vespa se il boccio su cui riposo appassisce (Diario)

Però, buon compleanno lo stesso Virginia!  (25 gennaio 1882 – 28 marzo 1941)

Imparando da Virginia Woolf

tumblr_m3yzr3iF6q1rp32b4o1_1280Virginia-Woolf-2

Lo scrittore – e questa è la sua diversità e il suo continuo rischio – è tremendamente esposto alla vita. Altri artisti, almeno in parte, se ne ritraggono: per settimane intere si chiudono in una stanza con un piatto di mele e una scatola di colori, con un rotolo di carta da musica e un pianoforte. E quando ne riemergono è per dimenticarsene e distrarsi. Ma il romanziere non se ne dimentica e raramente si distrae. Si versa da bere e si accende una sigaretta, gode presumibilmente di tutti i piaceri della tavola e della conversazione, ma sempre con la sensazione di essere continuamente sollecitato e dominato dall’oggetto della sua arte. Il gusto, il movimento, il suono di qualcosa, una parola udita qui, un gesto colto lì, un uomo che entra, una donna che esce, perfino l’automobile che attraversa la strada e il barbone che si trascina sui marciapiedi, e i rossi, i blu, le luci e le ombre della scena che lo circonda richiedono la sua attenzione e suscitano la sua curiosità. Non smette mai d ricevere impressioni più di quanto un pesce in mezzo all’oceano possa evitare che l’acqua gli entri nelle branchie.

Ma se questa sensibilità è una delle condizioni della vita del romanziere, è ovvio che tutti gli scrittori i cui libri sopravvivono al tempo abbiano imparato a padroneggiarla e a renderla funzionale ai loro propositi. Hanno finito di bere il vino, hanno pagato il conto e se ne sono andati, da soli, in qualche stanza solitaria dove, con fatica e indugio, talvolta in agonia (Flaubert), tra ansie e conflitti, o in modo tumultuoso (come Dostoevskij) hanno saputo padroneggiare le loro percezioni, le hanno condensate e trasformate nel tessuto della loro arte.

Blog su WordPress.com.

Su ↑