Il mistero della casa del vento nel racconto di Rita Panfili

Ringrazio tutti d’essere qui nonostante le condizioni avverse. Un ringraziamento all’amministrazione comunale di Borgo che ci ospita in questa bellissima sede e in particolare all’assessore alla cultura Giunia Adini.

Siamo qui per parlare del romanzo di Daniela e diciamo subito che Il mistero della casa del vento non è un romanzo giallo (come il titolo potrebbe far immaginare) ma è il racconto di un viaggio che Anna, la protagonista, compie dentro di sé alla ricerca dell’altro sé, di un’altra Anna, di una storia gemella, uno specchio in cui riflettersi, in cui riconoscersi “per uscire alla luce dopo essere stata chiusa in un buco nero per chissà quanto tempo”.

Lo stesso nome, lo stesso vuoto che nessuno vede, soprattutto gli uomini che le accompagnano, uomini così assenti nella loro durevole presenza. Un vuoto da colmare, un vuoto che “vivifica, che rende ogni cellula aperta, sensibile ad ogni sorta di emozione che fluisce direttamente negli occhi”. E in quegli occhi, Anna si riconosce.

Anna dunque incontra Anna e la fa attraverso le pagine di un diario, un diario di un’altra donna vissuta agli inizi del Novecento, lontano nel tempo, antico, segreto. Le cui pagine fioriscono tra un capitolo e l’altro come perle di una collana che si ricompone per svelare solo alla fine il mistero della casa del vento.

Questo romanzo è anche il racconto di un viaggio. E ogni viaggio che si rispetti segue una mappa, una guida che indica la direzione, stabilisce soste, suggerisce visite. Così anche questo viaggio ha la sua mappa: appunti disordinati, frammenti di pagine, una rosa dei venti e una serie di diagrammi confusi che contengono rapide descrizione dei venti, alcuni con dei nomi appuntati accanto: tutti nomi di donna.

Aliseo, stabile, Maria

Tramontana, vento freddo, Sara

Scirocco, vento caldo del sud, mare (arabo, maghrebino, shulug), Teresa

Libeccio, vento caldo, mare (dall’arabo lebeg), Margherita

Mistral, francese, Livia

Ponente (Zefiro) vento fresco estivo, Irene

Ostro, vento caldo del sud

Grecale, vento forte, freddo invernale

Ecco allora altre donne, altre protagoniste, altre storie, forse incontrate davvero o forse solo suggestioni di Anna. Storie dentro la storia, perché la struttura narrativa di questo romanzo è quella di una cornice che racchiude altre vicende, racconti in sé compiuti, autonomi, definiti nella loro costruzione narrativa, che potrebbero vivere di vita propria. Diversi piani narrativi dunque si intersecano, si intrecciano, si rincorrono e per ciascuno Daniela ricrea attraverso la scrittura l’ambientazione, la suggestione, l’atmosfera della narrazione in una pluralità di stili e di atmosfere che rendono interessante la lettura di questo romanzo. Dopo aver letto alcuni racconti, io stessa ho vissuto nel vento di quel racconto per qualche giorno, questa è la magia della letteratura.

Tutti i piani narrativi hanno comunque in comune storie di donne che nella loro straordinaria quotidianità hanno vissuto la totalità dei sentimenti. Donne che nella loro vita, diremmo quasi ordinaria, hanno incontrato, desiderato, perduto amanti, compagni, figli. Ciascuna donna ha il proprio vento, o meglio, è dalla suggestione del vento che Daniela costruisce il personaggio: così ci sono donne forti come il maestrale, dure e difficili come la tramontana, appassionate e calde come lo scirocco che si appiccica sulla pelle. Donne che combattono contro venti incessanti e fastidiosi, a volte cattivi, che diventano ossessioni, ma anche donne che vivono in assenza di vento.

Attraverso le voci dei venti Daniela narra ciò che ascolta, che vede, che ci circonda.

Rita Panfili

Presentazione a Villa Pecori Giraldi

18 dicembre 2010

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