Pazzi (F)elici (P)ochi

E ballarono Andre’, e quel giorno ballò tutto il mondo insieme a loro”

“Che significa F.P.? Si tratta di un’abbreviazione per Felici Pochi.
E chi sono i felici pochi? Spiegarlo non è facile, perché i Felici Pochi sono indescrivibili.
Benché pochi, ne esistono d’ogni razza sesso e nazione e poca età società condizione e religione. Di poveri e di ricchi (però, se nascono poveri, loro, in generale, tali rimangono, e se nascono ricchi, presto si fanno poveri) di giovani e di vecchi (però difficilmente loro arrivano in tempo a farsi vecchi) di belli e di brutti (a vero dire, loro pure quando siano volgarmente intesi brutti, in REALTÀ sono belli; ma la REALTÀ è di rado visibile alla gente…
Insomma. Obiettivamente, per giustizia, qua si certifica, in fede, che gli F.P. sono tutti e sempre bel-lis-si-mi, anche se per suo conto la gente non lo vede).
[…] E che significa I.M.? Si tratta, ovviamente, anche qui d’una abbreviazione per Infelici Molti. E chi sono gli infelici molti? Sono TUTTI gli altri […]”.

Troppo uguali. Troppo uguali. Troppo tristi e troppo uguali
troppo uguali e troppo tristi. Troppo tristi troppo tristi
tristi TRISTI. Non vi viene mai lo sfizio d’essere meno tristi?

Comunque, se vi piace la tristizia, godetevela voi la vostra.
Questa terra non è mica roba vostra. E’ da secoli e da millenni
che noi cerchiamo di farvelo capire.
Mamma nostra non ci ha mica fatto per servire agli usi vostri.
Mica ci ha fatto gli occhi per guardare le tristi facce vostre.
Mica ci ha fatto gli orecchi per ascoltare le tristi chiacchiere vostre.
La vostra guerra non è la nostra. Noi siamo per l’allegria
e la grazia, ossia
la felicità.

Aria, aria,
a questa prigione infetta. Noi qua viaggiamo sul cellulare dell’ignoranza.
Non sappiamo né l’inizio né la conclusione. Ogni istante ci affretta verso l’ignota destinazione.
Ci conviene approfittare d’ogni occasione correre a qualsiasi speranza non trascurare nessun indizio.
Chi sa quel che vi aspetta alla prossima stazione?
Date retta a questa mia povera canzone.
Non è detta
che prima ancora del giorno del Giudizio
quei pazzi F(elici) P(ochi) non vi mettano in minoranza.
Forse vi converrebbe cominciare qualche esercizio
per trovarvi preparati alla possibile circostanza.
Sarebbe una magnifica stravaganza
di scavalcare tutti insieme i tempi brutti
in un allegro finale: FELICI TUTTI!
Forse, il primo segreto essenziale
della felicità si potrebbe ancora ritrovare.
L’importante sarebbe di rimettersi a cercare.

Elsa Morante, Il mondo salvato dai ragazzini (La canzone degli F.P. e degli I.M.)

I versi che ho riportato vogliono essere un omaggio al romanzo di Francesco Pileggi. Leggendolo, mi hanno richiamato alla mente questi Infelici Molti e Felici Pochi, tratto da Il mondo salvato dai ragazzini, di Elsa Morante. Un po’ come la storia che il libro ci racconta.

Un altro riferimento che mi è venuto spontaneo è Io non ho paura di Niccolò Ammaniti; chiarisco subito, prima di qualsiasi equivoco, che si tratta di un accostamento a lustro dell’autore, perché auguro a questo romanzo la miglior fortuna, che merita tutta.

Francesco Pileggi ha scritto un romanzo per il quale dire “bello” è decisamente riduttivo: bello lo diciamo di molte cose, così, per essere sbrigativi. Ma qui la bellezza è complessa e (s)composta.

L’autore aveva già dato prova, con il suo romanzo d’esordio Quando mia madre indossò la maglietta di Franz Beckenbauer, di una capacità narrativa matura e originale, di essere una voce fuori dal coro nel livellamento culturale a cui gran parte della grande editoria spesso ci abitua.
Ma Balla ancora, Tank Man va oltre.

Qui Pileggi riesce a mescolare personaggi, piaghe sociali, rivolte e rivoluzioni in una narrazione dal respiro ampio, in cui ogni pagina è una sorpresa. Una lingua che scivola via e ti porta altrove, attraversando registri che vanno dall’ironia (sempre protagonista) alla malinconia, dal riflessivo al comico, strappando talvolta una risata, altre una lacrima, perché c’è la Vita e la vitalità della storia e dei protagonisti. E poi c’è la Storia: quella che o si fa, o si subisce.

Balla ancora, Tank Man narra le vicende di un gruppo di ragazzini, ma è anche la mia storia, la vostra. Forse non quella di tutti, perché non tutti abbiamo la stessa sensibilità, le stesse reazioni, ma di chi, davanti alla famosa foto del ragazzo con la busta in mano che ferma un carrarmato a Tienanmen, si è sentito piccolo, con il fiato sospeso, e allo stesso tempo gigantesco. Di chi ha creduto, voluto, cambiare il mondo con un gesto silenzioso, con lo sguardo piantato sul mostro che avanza a sfidare ciò che sembra immutabile.

C’è la Calabria. C’è la ’ndrangheta che rovina le famiglie, il pizzo da pagare, un mondo di adulti ridotti all’impotenza, dove chi prova a ribellarsi paga le conseguenze.
C’è la fantasia di un ragazzino che cresce con la foto di Tank Man, il ragazzo del carrarmato, che nella sua testa ha una voce che gli parla.
C’è Clara, l’unica ragazza in un gruppo di maschi: un personaggio chiave, forte, con una voce e un ruolo narrativo potentissimi, capace di cambiare il corso della vicenda.
C’è la scoperta dell’amore.
C’è lo sguardo su un mondo di adulti che dovrebbe apparire saggio, punto di riferimento, mentre i veri “Felici Molti” sono loro: gli adolescenti che crescono, che vogliono cambiare le regole.
C’è la commedia e c’è la tragedia.

C’è soprattutto lo sguardo discreto dell’autore, che riprende tutto con una cinepresa ideale, senza mai stare al centro della scena, quasi stesse scrivendo una sceneggiatura.

E poi c’è il ballo:

“Non avrei smesso di ballare per tutta la vita. Yuri, guardandoci, scoppiò in una risata isterica e iniziò a ballare da solo, si era già infilato le cuffie. Andrea ballava con le mani in quel suo zaino marsupio, facendo roteare i gomiti. Tommy, i suoi pantaloni strappati e le ginocchia che non smettevano di sanguinare, non si lasciò fermare e partecipò a quella danza sul fuoco.”

Ci sono queste e molte altre cose nel romanzo-mondo di Francesco Pileggi, che devo ringraziare, perché in un periodo di crisi di lettura – che per una lettrice come me è un po’ come l’astinenza per un tossico – mi ha restituito la voglia di ritrovare ogni giorno pagine in cui immergermi e da cui fuggire, anche solo per un po’, da questo mondo sconquassato.

I libri possono salvare. E per chi come me, che balla ancora, non poteva essere diversamente.

Leggetelo, perché ne vale la pena.

Imparate a ballare sui sogni. Riprendiamoceli tutti.

Ah! ha una copertina bellissima: foto di Tin Booth/Stocksy

E un’ultima cosa: voglio dare merito all’autore per aver dedicato questo romanzo a una persona speciale che non c’è più, Savina Ruperto, la libraia “che ha dedicato la sua vita a indicare nuovi sentieri ai passionari“. Savina, ne sono sicura, è lì con questo libro in mano felice, con la sua risata “sanizza”, un po’ come quella di Anna Magnani

Balla ancora Tank Man (Collana Velvet, Rubbettino Editore)

Un ragazzo, una foto, una voce. E un’estate che cambia tutto. Paolo ha tredici anni, vive in una casa senza TV, circondato da foto appese alle pareti e da silenzi pieni di storie. Una, tra tutte, lo cattura: quella del “Tank Man”, l’uomo solo di fronte al carro armato in piazza Tienanmen. Da quella foto nasce la voce di Yà, un carrista immaginario che lo accompagna in un viaggio tra desideri, paure e sogni lucidi. Mentre il mondo reale lo sfida – con il primo amore, l’amicizia, i fantasmi di famiglia e il ricordo della guerra vissuta dal nonno – Paolo impara ad ascoltare ciò che si muove dentro di lui. Anche Clara, testarda e brillante, gli confessa il suo segreto: anche lei sente qualcosa. Forse, per crescere davvero, bisogna prima imparare a ballare con i propri sogni. Un romanzo potente, ironico e commovente, che intreccia memoria e immaginazione, adolescenza e resistenza, vita quotidiana e poesia. Un inno alla fantasia come forma di sopravvivenza. E alla libertà di chi osa ancora mettersi in mezzo. Anche da solo.

L’AUTORE: Francesco Pileggi

Nato e vive in Calabria. Oltre che narratore è regista di teatro, film-maker, attore e sceneggiatore. Ha svolto le sue attività anche in Germania, dove ha vissuto per qualche anno con la famiglia, e in Etiopia dove ha condotto laboratori teatrali con bambini e adulti realizzando alcuni documentari. NEL 2022 ha pubblicato con Rubbettino Quando mia madre indossò la maglietta di Franz Beckenbauer

La recensione di Martino Ciano

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