Ogni vita racchiude un mondo

Mauro Vasta è uno scrittore nato e vissuto nella mia stessa città, dalla quale sono stata via per molto tempo. In tanti mi avevano parlato bene della sua scrittura, ma non avevo avuto occasione di conoscerla.

E’ successo con la sua ultima fatica letteraria: Istruzioni per la fine del mondo. Le vite degli altri e devo ammettere che non avevano torto: Mauro possiede una scrittura sensibile, attenta, curata, e anche alla presentazione del suo romanzo ho toccato con mano quanto la sua scrittura sia frutto della persona che è: nessun artificio, niente sensazionalismi, ma la semplicità del suo rapporto con la storia e le parole, la passione per quello che fa.

Istruzioni per la fine del mondo è un romanzo intenso che affronta temi come la memoria, la perdita, l’identità, il significato dell’esistenza. Il protagonista, Marco, soprannominato “gemelluzzu”, nasce in una famiglia contadina del Sud Italia poco definito come unico sopravvissuto di una gravidanza gemellare. Ancora bambino viene adottato da parenti benestanti e costretto a lasciare la propria terra e le proprie radici. Questo sradicamento segnerà profondamente la sua crescita e il suo modo di guardare il mondo.

La narrazione si snoda attraverso ricordi, incontri e riflessioni che accompagnano il lettore lungo l’arco della vita del protagonista: i racconti della nonna Nina, il misterioso quaderno del Mago, i richiami alla fisica quantistica (dalla quale sono io stessa affascinata) e il mai dimenticato amore per una donna, Margherita, si intrecciano in una storia che alterna realtà e simbolismo. Ogni elemento contribuisce a costruire un percorso di ricerca interiore, nel quale il protagonista cerca di dare un senso alle perdite e ai cambiamenti che hanno caratterizzato la sua esistenza.

Lo stile di Mauro Vasta è elegante, poetico, ricco di immagini evocative. Pur affrontando argomenti complessi, come la morte e il tempo, il linguaggio è accessibile, scorrevole, coinvolgente.

Il titolo del romanzo non allude alla fine del mondo, ma all’idea che con la morte di ogni persona scompaia un intero universo fatto di ricordi, emozioni, sogni e relazioni.

E qui mi viene in mente un passaggio di un romanzo che ho molto amato di Paul Auster, Follie di Brooklyn, nel quale il protagonista a un certo punto dice: “.. alla fine tutti saremmo morti… ma nessun libro sarebbe stato scritto su di noi. Questo è un onore riservato agli individui celebri e potenti, a chi è dotato di qualità eccezionali, ma chi si degnerebbe di pubblicare le biografie della gente comune, senza fama, di tutti i giorni, che incontriamo per strada e non ci diamo neanche la pena di notare? La maggior parte delle vite svanisce. Una persona muore e a poco a poco tutte le tracce di quella vita spariscono…. (…) la mia idea era questa: costruire un’impresa che avrebbe pubblicato libri sulle persone dimenticate, mettendo in salvo storie, fatti e documenti prima della loro scomparsa e ordinarli nel racconto di una vita”.

È proprio questa riflessione a rappresentare il cuore dell’opera, che invita il lettore a dare valore alla vita e agli affetti. Perché ognuno di noi è un mondo, ed è così che dovremmo guardarci, scoprirci, come nuovi pianeti, nuove stelle, nuove terre, con un senso nuovo (o ritrovato) di considerare l’altro o l’altra non solo con il rispetto dovuto, ma con attenzione a non calpestare, mai, i mondi che si trovano sulla nostra strada: un messaggio che in un periodo come questo di guerre, catastrofi, messaggi urlati, aggressività esibita, mi è sembrato particolarmente opportuno e giusto.

Forse proprio per questo ho trovato questo romanzo delicato ed emozionante, perché riesce a raccontare il dolore e la speranza con grande sensibilità. Non è una lettura superficiale: richiede attenzione, invita a riflettere, ci ricorda che tra l’inizio e la fine della vita esiste la vita, ovvero il tempo per amare, conoscere, costruire il nostro mondo.

Un romanzi introspettivo (da lettrice prediligo questa vena narrativa) capace di lasciare nel lettore emozioni che rimangono anche dopo avere chiuso il libro all’ultima pagina.

Istruzioni per la fine del mondo, Castelvecchi

IL ROMANZO

Marco, detto “gemelluzzu”, nasce in una famiglia contadina del Sud Italia come sopravvissuto di una gravidanza gemellare. Strappato alla sua terra e alla sua famiglia d’origine ancora bambino per essere adottato da zii benestanti in città, porta con sé il peso di uno sradicamento che segnerà ogni scelta della sua vita adulta. Attraverso i ricordi di nonna Nina, la storia di uno scarabeo stercorario, le leggi della fi sica quantistica e il quadernetto di un misterioso Mago, Marco costruisce il suo modo di stare nel mondo: tra perdita e bellezza, tra fine e rinascita. Al centro, il suo amore mai consumato per Margherita, ritrovata dopo decenni grazie a un intreccio di casualità e destino. Un romanzo sulla molteplicità delle “fini del mondo” — ogni morte, ogni distacco, ogni addio — e sulla certezza che tra l’inizio e la fine, c’è comunque il mondo.

L’AUTORE MAURO VASTA

Vive in Calabria, terra che innerva profondamente la sua scrittura con paesaggi, memorie e radici culturali del Sud Italia. Esordisce nel 1995 con La Castellana (Todariana), rivelando sin dagli esordi una rara “levità” nel trattare i temi del distacco e della memoria. Nel 1999 vince il Premio Internazionale Lorenzo Calogero con Babel Babel (Todariana, 1998), accolto dalla critica per la capacità di raccogliere “gocce di splendore” nella quotidianità. Nel 2007 pubblica Cinquantasette secondi prima di morire (Rubbettino-Iride), un libro che trasforma la morte in un’occasione per celebrare la vita. Con Istruzioni per la fine del mondo – Le vite degli altri (2026), torna dopo quasi vent’anni con un romanzo in cui il racconto dell’infanzia calabrese si intreccia con fi sica quantistica, filosofia antica e memoria personale, in una riflessione profonda sul senso dell’esistenza umana. Per Vasta, scrivere rimane un “privilegio” e una chiave per accedere agli interstizi più profondi dell’animo umano.

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