Una stanza bianca

3_22-stanza-bianca2008olio-su-tela-40x30-cmCiao mammì,

eccomi qui: sono in una stanza bianca. Non credo tu ne sia felice, tu – come tutte le antiche madri – hai sempre pensato che fossi una principessa e come tale dovessi vivere in un castello, credo sia più o meno questo che le madri un tempo desideravano per le proprie figlie, soprattutto quelle dalle lunghe trecce. Però dovesti sapere che non ho mai avuto il temperamento della principessa, se lo fossi stata il mio sarebbe stato un regno molto particolare nel quale non ci sarebbero stati sudditi e ai lacchè quanto meno avrei offerto il caffè (scusa la rima orribile ma era inevitabile). In quel regno non ci sarebbero stati limiti né restrizioni e l’unica cosa che avrei perseguito sarebbe stata la concordia, ma non al prezzo della rinuncia alla rabbia, a quella avrei riservato uno spazio di espressione particolare,ché sempre buoni – diciamolo – non si può essere. Ma insomma io quel regno non ce l’ho. In compenso adesso ne ho un altro.

Sai, ho comprato una grande pinza gialla per i capelli, una cosa orrenda, ma l’ho comprata per comodità al negozio qui all’angolo, di quei negozi che compri a un euro pure i servizi di piatti (le famose catrieie, ebbene sì, proprio quelle). Ma la novità non sta nell’averla comprata, sta nel fatto che finalmente sta su una mensola del bagno e so che la trovo lì per usarla in casa. E pensa, finora non l’ho mai persa né, soprattutto, confusa con l’altra, quella di osso, più decente, che uso quando sono fuori. Non bestemmio in turco ostrogoto affannandomi a cercare sempre tutto quello che perdo in giro.

Tu dirai: ma che razza di conquista è questa?

Lo so, può sembrare la cazzata del secolo, invece è una grande, immensa conquista: la conquista degli spazi. Il segno che niente, qui, mi confonde. Il tempo non mi rincorre, né la fretta, né l’uggia di lasciar le cose in giro all’ultimo momento per dover scappare da qualche altra parte. Qui posso misurare i miei gesti, pensarli, articolarli nello spazio circostante, sentire il corpo che si espande in quello spazio senza che questo sia invaso da qualcos’altro. È una sensazione magnifica. Tutti dovrebbero provarla almeno una volta.

Qui al mattino e alla sera c’è un bel silenzio, mi godo i pensieri e la musica, magari un programma alla radio e mi addormento tardi senza timore di dormire troppo poco. Qui sembra possibile una dimensione nella quale le parole inutili non esistono più, si può stare con i propri desideri, le idee e magari fare perfino progetti.

Ieri sera ho spostato il tavolo e adesso al centro della stanza bianca c’è un bello spazio vuoto. A che serve? Ma come? Non te lo ricordi? Io ballo, certo il tempo è passato e il corpo non è lo stesso, ma che ci posso fare… il sangueribelle/ribolle ugualmente quando acchiappo la musica che mi muove. Quindi in quello spazio capiti che ci balli.

Mi pare di sentirti: e io t’ho mandato a studiare fuori pa’ abballari sula ‘ntra na stanza? Lo so, sei incazzata come una bestia. Meno male che là non ti capiscono perché stai jastimando in dialetto….

Una cosa diversa è che non ho ripreso a cantare mentre faccio le cose, la voce me l’ha fottuta il fumo (altra jastima… ferma là che ti sto sentendo). Colpa tua, questa era una delle cose che tu avresti potuto fare, cioè, farmi smettere di fumare voglio dire. Eri un a tale scientifica rottura di palle che pur di non sentirti spegnevo la sigaretta.

In compensi… lo credevi? Scrivo. Senza fretta e senza pretese. Leggo molto e scrivo. Le parole sempre di più danno un senso e inventare storie dà un po’ più di significato a tutto il resto.

È questo che volevo? Mah… credo di no, anzi, ho sempre temuto di diventare questo. Una parte di me che messo sempre a tacere l’ha sempre saputo.

Ma ci sono momenti in cui una stanza bianca è la risposta, quando si scopre che a star bene con se stessi si può smettere di far finta di star bene con il mondo. E questa sì, è una vera conquista. Tutto sommato credo si possa essere felici quando si smette di tentare di esserlo a tutti i costi, quando accetti che le cose andate male sono come mele marce in una cassetta di frutta: scegli quelle che ancora sono buone e butti via quelle andate a male.

E a quel punto, cara la mia mamma….. nessuna strega ti può più fregare.

Mentre finisco alla radio c’è Francesco Di Giacomo che sta cantando… se lo vedi salutamelo…. Non ti puoi sbagliare: è un grassone con la voce di un angelo, sicuramente sta da quelle parti.

Io comunque, sto bene.

Quindi, non rompere le palle come al tuo solito!

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