11 ottobre

Don Abbondio
Don Abbondio

Arrivo in sala insegnanti, sono le otto. Guardo le circolari, l’ultima annuncia un’assemblea sindacale per giovedì prossimo che si svolgerà alle prime due ore, in previsione di una manifestazione di protesta il 24. Firmo per la partecipazione. Noto subito che i “no” sono la maggioranza.
Nel frattempo arrivano altri insegnanti. Vedono la circolare e la commentano. Inizia la discussione il cui livello indicativamente è il seguente:
“Io ho il giorno libero, non ci vado”.
Ci sta, lo farei anch’io.
“Io ho solo tre ore, è una giornata leggera, non mi conviene andarci”.
Comincio a fremere.
“Si svolge all’Iti, dove c’è la dirigente, sicuramente controllerà, quindi no, non ci vado”.
Ovvero se firmo devo andarci davvero.
Io fremo. Rimango in silenzio perché da ultima arrivata in questa scuola non vorrei passare da saccente, cosa che non amo, ma devo mordermi la lingua per tenerla a freno.
La testa pungola conto fino a tre, riesco a star zitta. Poi decido di dire qualcosa e mi limito a far presente che prossimamente i collegi dovranno approvare degli atti importanti per la vita della scuola, tra cui il comitato di valutazione degli insegnanti. Quindi forse sapere cosa accadrà e comprenderlo meglio sarebbe opportuno. Riesco a essere diplomatica.
È un successone. Nessuna osservazione, nessuna risposta. Prendo le mie carabattole, per fortuna è ora di andare in classe. Oggi ho la prima ora in questa sede, poi un’ora di buco per raggiungere l’altra. Alla fine della lezione me ne vado, a piedi. C’è un bel sole e mi godo il tragitto.
Appena arrivata mi dirigo anche qui in sala insegnanti per firmare, ovviamente c’è la stessa circolare e al cambio dell’ora si ripete più o meno la stessa discussione come da copione.
Funziona così. E so bene che non è solo in questa scuola che funziona così. Anche altrove gli insegnanti si comportano come se quello che accade nella scuola non sia di loro interesse, non li riguardi.
Disagio e amarezza. Per non dire rabbia.
Oggi in seconda toccavano i Promessi Sposi, che amo fare. La lezione era su Don Abbondio. Abbiamo provato a trascrivere le azioni che il personaggio compie nel primo capitolo, quello dell’incontro con i Bravi per intenderci. Lo scopo era far scrivere loro una sceneggiatura per una lettura espressiva, una sorta di recitazione della scena, e in sostanza far notare come Manzoni già scriva da sceneggiatore.
Studiamo il comportamento di Don Abbondio e cerchiamo gli aggettivi e le espressioni per definirlo. È colui che non si schiera, che sta con i forti da debole e con i deboli da forte. È colui che si rifugia nell’esercizio della viltà per non intaccare la sua esistenza tranquilla. Ma è, in definitiva, colui che permette al potere di esercitare tutta la sua capacità di sopruso. Don Rodrigo esiste perché esistono i Don Abbondio.

Ecco cosa ho spiegato oggi in seconda. Ai ragazzi.
Invece che siamo una categoria di Don Abbondi non sono riuscita a farlo notare.
Forse dovremmo dircela ogni tanto qualche verità scomoda. Invece di niente.

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