14 dicembre

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Giacomo Leopardi
Into-The-Wild
Into the wild

La quarta A – maschile e numerosa – è veramente una classe difficile. Una buona parte, è assolutamente disinteressata, abulica e chiassosa e quasi sempre riesce a disturbare la lezione in modo puntuale e preciso. Non hanno libri, difficilmente prendono appunti, studiare figuriamoci. L’unico momento finora in cui sono riuscita a catturarli è stato con un film, a seguito della lettura di alcuni estratti di Cesare Beccaria, Dead Man Walking, nel quale – oltre a esserci due interpretazioni straordinarie, di Sean Penn e Susan Sarandon – il regista racconta con mano gelida e imparziale gli ultimi giorni di un antipatico condannato a morte. Il film (come sempre accade) li ha emozionati e coinvolti e ne è nato un bel dibattito sulla pena di morte. Salvo poi aver copiato i compiti in classe su Studenti.it.

La mia esperienza e il mio intuito – i miei principali compagni di strada, soprattutto in assenza di reali condivisioni con i miei colleghi – mi hanno sempre detto che devo andare dritta per la mia strada, ovvero io ci devo provare, non devo cedere all’impulso di compiacerli sempre e comunque solo per coinvolgerli. È pur sempre una quarta, sono cresciutelli, qualcosa devono imparare e, soprattutto, per molti di loro che insistono sempre sullo stesso tasto (“siamo meccanici che ce ne frega dei poeti” oppure “gli scrittori sono tutti depressi”), quel poco o tanto che riesco a inchiodare con un martello che batti e ribatti alla fine infila il chiodo nel muro, è e rimane una delle poche occasioni per loro di incontro con la bellezza (che non sia l’incontro con la figa di turno sullo smartphone).

Quindi vado, spesso sbatto, devo picconare e riprovare ad andare oltre. È faticoso, ma è pur sempre vero che se anche per una parte infinitesimale si riesce a incidere – pur dovendo mandar giù un bel po’ di fiele –  alla fine le soddisfazioni ripagano. Non sempre accade che tutto vada per il verso giusto ma accade.

Così sono a Leopardi. Di Romanticismo abbiamo detto poco, quel tanto che basta al momento, ma non importa. Stavolta ho iniziato Leopardi da un’altra parte, prima ancora che potessero pronunciare la parola poeta quasi fosse una bestemmia e l’immancabile associazione con la depressione (che vuol dire essenzialmente ma perché bisogna studiarli che tanto quello che hanno scritto li ha resi infelici e noi felici vogliamo stare?) io gli ho letto il Dialogo della natura e di un islandese. A freddo e senza raccontare troppo di Leopardi e della sua vita.

Poi mi è venuto in mente – a volte il know-how * serve,  anche se nella scuola non fa curriculum – che tutto sommato c’erano diversi aspetti in comune con la storia di  Christopher McCandless, il protagonista di Into the wild, film di Sean Penn. (Ebbene sì, amo quest’uomo perdutamente)

Tu dei sapere che io fino nella prima gioventù, a poche esperienze, fui persuaso e chiaro della vanità della vita, e della stoltezza degli uomini; i quali combattendo continuamente gli uni cogli altri per l’acquisto di piaceri che non dilettano, e di beni che non giovano; sopportando e cagionandosi scambievolmente infinite sollecitudini, e infiniti mali, che affannano e nocciono in effetto; tanto più si allontanano dalla felicità, quanto più la cercano. Per queste considerazioni, deposto ogni altro desiderio, deliberai, non dando molestia a chicchessia, non procurando in modo alcuno di avanzare il mio stato, non contendendo con altri per nessun bene del mondo, vivere una vita oscura e tranquilla; e disperato dei piaceri, come di cosa negata alla nostra specie, non mi proposi altra cura che di tenermi lontano dai patimenti. …  E già nel primo mettere in opera questa risoluzione, conobbi per prova come egli e vano a pensare, se tu vivi tra gli uomini, di potere, non offendendo alcuno, fuggire che gli altri non ti offendano; e cedendo sempre spontaneamente, e contentandosi del menomo in ogni cosa, ottenere che ti sia lasciato un qualsivoglia luogo, e che questo menomo non ti sia contrastato. Ma dalla molestia degli uomini mi liberai facilmente, separandomi dalla loro società, e riducendomi in solitudine

Questo è l’inizio del discorso dell’islandese alla natura. Anche Chris abbandona la sua vita, la sua infelice famiglia, la società dei consumi,  il suo brillante futuro, alla ricerca di un’altra forma di vita e con la voglia di sperimentare. E’ esattamente ciò che Giacomo avrebbe voluto fare e non ha potuto fare. Basta leggere la lettera al padre Monaldo quando tenta di scappare di casa la prima volta.

Tuttavia dopo i primi entusiasmi, l’islandese si trova a combattere con la Natura  “io non poteva mantenermi però senza patimento: perché la lunghezza del verno, l’intensità del freddo, e l’ardore estremo della state, che sono qualità di quel luogo, mi travagliavano di continuo; e il fuoco, presso al quale mi conveniva passare una gran parte del tempo, m’inaridiva le carni, e straziava gli occhi col fumo; di modo che, né in casa né a cielo aperto, io mi poteva salvare da un perpetuo disagio. Né anche potea conservare quella tranquillità della vita, alla quale principalmente erano rivolti i miei pensieri”.

E di nuovo anche Chris sperimenta  tutte le difficoltà di tenersi in vita negli ultimi mesi del suo viaggio e intorno a lui c’è una natura maestosa, bellissima, ma che non sarà sua alleata.

La sfida con la Natura, per l’islandese quanto per Chris, è impari. Entrambi soccombono. Per entrambi la donna di pietra sentenzia una condanna a morte perché non c’è nel ciclo della vita niente che privilegi l’uomo.

E qui sta la grandezza di Leopardi, che ha scoperto e presentito infinite cose prima del tempo, come qui  quasi l’ecologia, il fatto che l’uomo non sia il padrone del mondo in cui vive, ne è solo una piccolissima parte e se ti ostini a vivere e stare nella parte sbagliata, sulle falde di un vulcano o nei pressi degli argini di un fiume, o accanto alla riva del mare, la natura prima o poi si vendicherà per il rispetto mancato.

“Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l’intenzione a tutt’altro che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.”

Questo dice la Natura all’islandese.

Chris misurava se stesso e coloro che lo circondavano secondo un rigido codice morale. Rischiava di incamminarsi su un sentiero carico di solitudine, ma trovava compagnia nei personaggi dei libri che amava”.  Afferma  la sorella di Chris in Into the wild.

Anche Giacomo aveva la sua ferrea morale, non cercò neanche Dio per consolarsi. La similitudine forse farà arricciare il naso a molti. Per me è funzionale.

Intanto la storia di questo ragazzo che lascia tutto per l’avventura ha inchiodato i ragazzi cresciutelli a un silenzio curioso. Spero che alla fine capiranno che molto somiglia alla storia di un ragazzo altrettanto curioso e inquieto che molto tempo fa ha scritto e scritto per arrivare a pensare alla fine che gli uomini hanno un solo mezzo per essere meno infelici: solidarizzare. È morto poi troppo presto per spiegarcelo meglio.

 “Happiness only real when shared”: la felicità è autentica solo se condivisa. È quanto scrive Chris prima di morire.

E poi …. least but not last, la colonna sonora di Eddie Vedder è bellissima. I nativi digitali non sapevano chi fosse ma hanno apprezzato!

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