Ricamare, o del dolore di un bambino

La cosa bella del vagare nella letteratura cosiddetta indipendente è che puoi scoprire piccoli gioielli e farli tuoi, come nel caso di questo romanzo di un autore francese, tradotto e pubblicato in Italia da Vague Edizioni.

L’autore è un compositore e cantante famoso in Francia, nome d’arte Cali e Solo i bambini sanno amare è il suo secondo romanzo.

Prendete una mano delicata, datele un filo bianco sottile e un uncinetto dalla punta molto piccola, facciamo che quella mano sappia muoversi abilmente nell’intrecciare quel filo e costruire catenelle, punti alti, punti bassi: ne avrete una trama preziosa, fine e leggera, frutto di un lavoro paziente e meticoloso.

Questo è il romanzo in questione:

Non mi è permesso di essere con loro. Hanno detto che ero troppo giovane per affrontare la morte. Non abbastanza grande per stare al tuo fianco, per camminare con loro dietro di te. Laggiù ci sono anche persone che conosco. So come ti ricopriranno di terra e ti rinchiuderanno nella notte. Solo che il “piccolo” non deve sentire il rumore della cassa giù nella buca, quel rumore sordo e profondo quando toccherai il fondo della tua ultima capanna.

Così pensa Bruno, sei anni, che perde sua madre: lui non può vivere il dolore, il dolore non deve appartenere ai bambini, a lui è concesso soltanto spiarlo da dietro le persiane.

Ma com’è davvero vivere la morte della propria madre a soli sei anni?

Cali, un tema così tragico, ce lo racconta in circa 150 pagine in modo delicato ma inesorabile e preciso, reazione dopo reazione, pensiero dopo pensiero, lacrima dopo lacrima, facendoci dimenticare il tema della morte e restituendoci invece l’innocenza, la spietatezza, la capacità di penetrazione che solo i bambini sanno avere, ovvero quella parte di noi stessi che un giorno o l’altro sarà orfana della vita che l’ha generata.

Stiamo nella testa di Bruno, diventiamo bambini, abbiamo con lui pensieri che gli adulti ritengono improbabili a quell’età:

Carlo Bobè mi guarda! Non l’ho mai detto a nessuno, la amo. Oh, non come te. Tu sei un’altra cosa. Un giorno, se ne avrò il coraggio, non esiterò a dirglielo in faccia. Appena si avvicina, la mia pelle comincia a bruciare. Ma tengo duro… Quella specie di dolore invade così in fretta il corpo da far venire quasi voglia di piangere. Un po’ lo so il perché: questo fuoco ha una sua dolcezza, una sorta di sciroppo della felicità. Si diventa forti mandandolo giù. In quei momenti la mia vita, come posso dire, la mia vita s’inspessisce. Si moltiplica, come se fossi, al tempo stesso, me e diecimila volte me.

Si entra così facilmente nella testa di Bruno, abitiamo quel trauma e la sua storia nei giorni che si dipanano mentre è costretto a fare i conti con l’assenza.

Un romanzo che si adagia addosso, sulla pelle, con una prosa semplice e diretta, costruita come un merletto, come una musica, nessuna retorica del dolore, nessuna pietà per un bambino: noi siamo lui, e lui è la vita, e benché destinato a essere un perdente, noi saremo sempre dalla sua parte.

Cali, Solo i bambini sanno amare, Vague Edizioni, Collana Atlantique

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