I’ BUTTIGGHI

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Erano in tutto tre i giorni dell’anno in cui mia madre non era in casa: il giorno delle grispelle per natale, il giorno delle cuzzupe per pasqua e il giorno delle bottiglie per l’inverno.
Il giorno delle bottiglie cadeva verso la fine d’agosto. Io mi svegliavo e in casa c’era un silenzio insolito. Dopo la colazione, mi sciacquavo il muso e andavo al vecchio forno di mia zia, poco distante, dove gli adulti erano già tutti all’opera. C’era profumo di basilico e pomodori e da fare per tutti. Due quintali circa di pomodori erano stati lavati e messi nelle cassette al sole. Poi era la volta del lavaggio delle bottiglie, le migliori erano quelle della birra da tre quarti, riciclate, anno dopo anno. Erano sempre le stesse.
A me era riservato il basilico, dovevo lavarlo e sfogliarlo, facendo attenzione a lasciare intatta la cima. Quella serviva per le bottiglie con i pomodori a pezzi, che dovevano essere pressati per bene, “mungiuti” , altrimenti il rischio era che rimanesse aria e le bottiglie sarebbero scoppiate. Lavoro di responsabilità che di solito mi lasciavano iniziare, ma ahimè, a finire la bottiglia “bella mungiuta” era sempre mia madre.
Si passava quindi alla spaccatura, mia madre lavorava di polso e coltello, quando era soddisfatta ripeteva “belli, belli chini“, il che voleva dire che i pomodori erano sani, grossi e maturi. Giusti insomma.
Chini e spaccati  riempivano  “i quadari piccirrilli”  e venivano messi a bollire sulla legna fino a “squadarsi“.
La fase successiva toccava a mio padre, che aveva fissato la macchinetta dei pomodori al tavolaccio con due vaschette: una davanti raccoglieva la salsa e una dietro per le bucce che venivano espulse. I mestoli pieni di pomodori bollenti andavano e venivano dal bocchettone della macchinetta. La salsa tonfava nella vaschetta e mia madre la trasferiva nelle bottiglie.
Ah, io c’avevo già infilato le foglie di basilico lavate. Mica dormivo!
Poi le bucce: venivano passate più volte. Più il pomodoro era chino, più le bucce erano succose e quindi venivano rigirate nella macchinetta, perché quello era il cuore del pomodoro, finché non ne uscivano secche e  incolori.
Le bucce da quelle parti allora non si buttavano, c’erano appositi secchi destinati alla “vrudata” per i maiali di qualcuno che in campagna non mancavano mai.

bidoni-2Si arrivava alla sera, con le bottiglie che mio padre aveva chiuso ermeticamente e via via,  una per una, mia madre sistemava nella quadara grande, con vecchie coperte a  coprire gli spazi vuoti. Poi il fuoco veniva alimentato e le bottiglie coperte “avianu i vulliri na nuttata“… e quella era la notte dell’attesa.
Il rischio che le bottiglie scoppiassero c’era sempre.
Il giorno dopo, al mattino presto, mia madre e mio padre erano già lì  a svuotare la quadara grande e trasferire le bottiglie nelle cassette.
Quante ne erano scoppiate? Due, tre, quattro…. era andata bene! Fino a dieci era un successo.

Negli ultimi anni della sua vita mia madre, rimasta sola, ancora si ostinava a voler fare qualche bottiglia, in casa. L’ultima volta sperimentò un metodo che le avevano suggerito: Le bottiglie chiuse e ancora calde lasciate avvolte nelle coperte, senza farle bollire.
Beh, quella notte dell’attesa fu costellata da rumori … bum… bum… bummm…

Una tragedia!
Mia madre il giorno dopo pianse, pianse sul pomodoro che aveva invaso il pavimento e sui cocci.
Pianse per la salsa andata a male? No
Per la fatica sprecata? No
Perché doveva raccogliere il pomodoro? No
Perché si era rovinato il pavimento? No
Pianse perché erano scoppiate i buttiggli… le sue, che conservava da più di 30 anni,  anno dopo anno, quasi fossero una cosa preziosa appartenuta alla famiglia.

Fu la volta buona: smise di fare i pomodori e si convertì ai pelati.

3 risposte a "I’ BUTTIGGHI"

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  1. Bellissimo ricordo! Attraverso il tuo racconto ho rivisto papà, mamma e tutti noi…
    Tanti sono i ricordi, racchiusi nelle nostre menti e nei nostri cuori…ricordi che hanno riempito e reso felice la nostra infanzia, perchè noi ci accontentavamo di cose semplici!
    E tu li racconti in modo speciale, GRAZIE!

  2. io ti amo … perchè, attraverso vite parallele, tra le tue parole rivivo i miei giorni passati … le bottiglie di vetro marrone della birra … un mito della mia infanzia insieme a pezzi di canna che servivano a spingere i pomodori pelati nell’imbuto fin nella bottiglia

  3. Bellissimi ricordi…cose semplici che facevano stare bene!!! Nel tuo racconto ho rivisto tutti zia Dora, zio Edo, ma anche zia Lilia e zio Rocco oltre che mia mamma che non mancava mai, ognuno con compiti ben precisi e guai a sgarrare!!!Grazue per queste bei ricordi che con tanta maestria e leggerezza ci fai riaffiorare alla memoria 😊

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