Ogni dettaglio racconta una storia

Il mio scopo è rintracciare il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso della piccola cronaca anzi, della piccolissima cronaca

Vittorio De Sica

Questa cartolina viene spedita con colpevole ritardo, e non posso prendermela con le poste che pare ormai funzionino. Non potevo tuttavia non scriverla (mi ha aspettato buona buona) perché il libro di cui parlo mi sta sul cuore, sì lo so, starete pensando che si dice “a cuore” e non “sul cuore”.

Invece non è un errore, è proprio “sul cuore”, ovvero poggiato lievemente sul quell’organo vitale al quale attribuiamo la funzione dei sentimenti e delle emozioni, là dove i racconti di Ottavio Mirra fanno breccia.

Ho aspettato che l’autore si decidesse a pubblicare i suoi meravigliosi racconti e quando finalmente l’ha fatto io ne sono stata felice come una bambina che finalmente ha ottenuto il suo zucchero filato, la sua nuvola bianca. Mi ci sono adagiata e da lì li ho letti.

Non è un caso che abbia scelto una frase di una grande napoletano; Vittorio De Sica, per inviare questa cartolina a Ottavio Mirra: Ottavio ha il dono della scrittura realistica ed equilibrata, mutevole quanto basta al cambio di contesti e personaggi. Una scrittura cinematografica, che procede per descrizioni e immagini, grazie alla quale leggendo si sentono odori, sapori e colori, mai edulcorati dalla penna, ma sempre aderenti alla realtà, cruda o poetica che sia.

Quattordici racconti: il primo lo richiamo per il titolo VICOLI, che è una passione che ho in comune con l’autore, storia di Salvatore Procolo che apre la raccolta:

“Salvatore non era tipo da lasciarsi intimorire da un tuffo. Sarà stato anche lo scoglio più alto sul quale fosse mai salito, ma ormai non poteva più tornare indietro. Da lì si tuffava solo Annibale, muscoli, altezza e dieci anni di vita più avanti. Quando c’era burrasca tirava in secca il gozzo da solo. Quando c’era da vendere fichi d’india e lenticchie, ceci e fagioli, caricava la barca fino al bordo, la faceva andare un po’ a vela un po’ a remi, e arrivava a Castellammare o a Sorrento sempre prima degli altri. Annibale era forza e coraggio, era l’esempio. Chiunque si fosse arrampicato lassù sarebbe diventato un suo pari. Annibale era un traguardo.”

Tra i miei preferiti c’è ‘o cecato che “tiene il posto all’angolo dove via Toledo si affaccia su Piazza Dante“ nel racconto Un giorno sotto al porticato, il posto migliore perché se piove o c’è il sole lui sta sempre riparato. E’ uno dei racconti che mi ha commosso di più.

Storie di verità, storie raccontate con la sensibilità dell’animo che si guarda intorno e non chiude gli occhi, anzi li spalanca per raccoglierne il succo distillato, intimo.

Compito della letteratura è mostrarci le cose che non vediamo, quelle che ci passano accanto (cose, avvenimenti, persone) e ci sembrano normali, ma niente lo è mai veramente. Sta a noi raccontare e leggere, per comprendere.

Ottavio, con la sua penna limpida, le ha scritte in quattordici racconti, diversi uno dall’altro. Io sono lieta di aver letto.

Leggetelo anche voi: lo sguardo cinematografico richiamato nella quarta di copertina è un punto di osservazione che non tutti possiedono: è dono di coloro che sono dotati di sensibilità, ancor prima che di talento.

Ottavio Mirra

Dal Porticato, Il seme bianco

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