Radiografia di un dolore

Chi siamo noi?

A pensarci la nostra definizione avviene attraverso rapporti e relazioni : siamo figli, fratelli o sorelle, mariti o mogli, amici di qualcuno. Come ragni tessiamo le nostre ragnatele di relazioni da un centro, tutte intorno. Costruiamo architetture esistenziali, e ci muoviamo lungo quelle traiettorie, una fitta ragnatela che osserviamo da un punto privilegiato. Ragnatele che ci proteggono, anche quando possono risultare opprimenti. È la vita, il suo corso normale.

Ma cosa accade nella vita di un uomo che perde queste relazioni? Perde i genitori, la moglie e il suo migliore amico?

Accade che non c’è più il centro, non c’è più l’io definito all’interno di quella ragnatela. Non è solo il dolore, ma ciò che ne consegue, è la perdita di sé.

È ciò che racconta Figlio, fratello, marito, amante di Roberto Saporito, esordio della casa editrice Qed, nata da qualche mese, che pubblica questo primo, piccolo gioiello.

Il protagonista del romanzo, un inetto dei nostri giorni, eredita una cospicua fortuna alla morte del padre. Lui che ha ben chiaro che ciò che mai gli è piaciuto veramente nella vita è lavorare e mai ha saputo cosa avrebbe voluto fare, trovandosi a fare il bibliotecario per inedia, è un uomo senza ambizioni e non sa come gestire il patrimonio ricevuto dalla sorte, la stessa che per altri versi lo ha affossato.

Il ragno non sa più chi è, e si trasforma, diventa un altro, una tarantola velenosa che ha bisogno di azioni forti, di sensazioni forti, a tratti violente, per sentirsi ancora vivo, armato da una volontà distruttiva:

Hai sofferto per la morte di tua sorella, ma tuo padre è morto di dolore. Tu hai sofferto per la morte di tua moglie, ma non ne sei morto…. (…) il tuo chiuderti in te stesso, tagliando fuori tutti anche perché ti sembrava di non avere più nessuno, tutti quelli che facevano parte del mondo non c’erano più. Non c’era più nessuno, non c’era più niente.”

E allora forse può salvare l’odio, e l’autore, con una prosa minimale ma precisa, scolpita con un punteruolo, costruisce un personaggio nuovo, diverso da ciò che era prima, e singole parole arrivano a colpirci e avvertirci che dopo, esattamente dopo una singola e innocua parola, niente sarà come prima. Colpi di scena si susseguono rapidissimi e nello spazio di poco più di cento pagine si definisce una trama che capovolge il senso. Perché senso, in effetti, non c’è.

Anche pensare produce conseguenze.

Allora bisognerebbe smettere anche di pensare.

Bisognerebbe smettere.

Tutto.

Dare un senso alle cose, forse, è un errore.

Le cose sono le cose e noi non le controlliamo, è questa la verità.”

Un romanzo breve, intenso, incisivo e forte, che la mano di un autore che si introduce nella carne e nel sangue di un uomo potenzialmente distrutto, definisce con la sapienza delle parole essenziali nella confusione che crea il caso e l’illusione (o la presunzione) di essere liberi nelle nostre scelte. Più spesso, le cose accadono, e non possiamo scegliere. Ed è qui che deraglia l’esistenza.

Un romanzo che deflagra pagina dopo pagina, ed è proprio tra le schegge che bisogna ritrovare quelle riflessioni che rendono quest’opera un compendio sull’illusione della libertà” ha scritto Martino Ciano nella sua recensione, che trovate nel link qui sotto.

Un esordio con il botto per Qed e un’altra prova d’autore di Roberto Saporito.

La sensazione forte, fortissima, è di non essere più niente per nessuno. Ed è una sensazione tremenda”.

Provate a infilarvi nel tubo a raggi x e scoprire cosa si imprime sulla lastra nera, vi verrà svelata l’energia che attraversa il corpo.

Il romanzo

E’ la storia di un uomo che alla morte, prima della moglie, in un incidente d’auto, e poi del padre, che gli lascia in eredità una montagna di soldi che gli permettono di smettere di lavorare, parte per Roma per vendicarsi del suo miglior amico che guidava la macchina nell’incidente. E qui avviene la trasformazione da uomo quieto e senza ambizioni e senza qualità, in personaggio violento e vendicativo che entra nella vita delle persone con furia e un’inedita aggressività. Un romanzo sul senso di colpa, la vendetta, il rimorso, il rimpianto e sulla difficoltà di distaccarsi dal proprio passato e sulle diverse reazioni che si hanno nei confronti degli accadimenti, specialmente quelli drastici e radicali della vita.

L’autore

La recensione di Martino Ciano

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