M’AMA – Dialogo con occhi liquidi

occhi_manga2«Ti prego Sauro, apri la bocca, non serrare i denti, sono due cucchiai di minestra, non mi fare diventare matta per due cucchiai di minestra che oggi non è giornata. Ecco, sì, così, lo vedi che se vuoi sei bravo? Apri, così, che è quasi finita.»
«Allora, come va oggi il nostro giovanotto?»
«Va che per mangiare è sempre un problema, sembra essere tornato indietro,  fa i capricci come i bambini.»
«Ma lo sai che ho l’impressione che lo fa più con te? Vero signorino? Facciamo le bizze con la mogliettina qui!»
«Ah ma se è così io il posto lo lascio volentieri a qualcun altro! Aspetta..  puliamo un po’ la bocca. Ora indovina un po’, c’è il frullato, l’ho fatto prima di venire Sauro, fresco e dolce come piace a te, c’ho messo anche la banana.»
«Vi lascio Nina, la flebo è a posto, se hai bisogno suona.»
«Grazie Angela…. Attento Sauro che t’ho visto sai, con quegli occhi.. quando vuoi li giri eh! Lo so, Angela è carina e a te le donne sono sempre piaciute. Dai che finiamo il frullato così ci rilassiamo un po’… bravo ecco, così, questo ti piace. Servito e riverito, e chi sta meglio di te? Adesso ti alzo il letto, appena mangiato è meglio se stai su… ecco fatto, va bene? Vado in bagno a lavare lo posate…. Lo sai? Mi senti da qui? Mauro ha preso cinque a matematica e sei al compito di italiano. Secondo me questa professoressa di italiano lo sta aiutando, voti così a italiano non li ha mai presi. Per via della dislessia sai…. Te lo ricordi? Lui però continua a rifiutare una certificazione, io l’avrei fatta, ma lui dice che vuol farcela da solo, che non gli va d’essere considerato una specie di handicappato. Io gliel’ho detto che non c’entra niente, ho cercato di spiegarglielo, ma è testardo quel ragazzo. Chissà da chi avrà preso. Comunque questa insegnante dice che è ammirevole lo sforzo che fa per scrivere, anche se studiare dice studia poco. E lo vedo anch’io che fa poco o niente. Dicono tutti che è sveglio, ma non si impegna. Però Sauro, non so cosa ne pensi tu, ma io non me la sento di forzarlo. Povero ragazzo, con te chiuso qua dentro e una nonna a casa che vegeta nel letto è un miracolo che non sia per strada a drogarsi. Se va così così a scuola chi se ne importa, no?
Ma sì…. che ne sai tu… che scema, ancora mi illudo tu possa rispondermi. Non mi guardare con quegli occhi Sauro, ti prego. È il medico che dice ti devo parlare e ti devo raccontare tutto, dice che questo fa bene a te e secondo lui farebbe bene anche a me. Che ti devo dire? Non lo so, ma lo faccio. Metto a posto le posate e mi siedo anch’io. Ah! Devo ricordarmi di portare via il sacchetto con la biancheria sporca che ieri l’ho lasciato nell’armadio.
No, stai tranquillo, non sto andando via. C’è Mauro che è rimasto a casa con mamma. Solo metto il sacchetto fuori così me ne ricordo… ecco fatto.
Cosa credi?   Se mi siedo qui mi riposo un po’ anch’io. Sono così stanca Sauro, non riesco nemmeno a dirlo, ma almeno a te posso dirlo no? Non è facile per niente. Ah… quasi dimenticavo, Gimmi  per qualche giorno non viene, sta studiando come un matto, ha un esame grosso la prossima settimana. Mi ha anche detto il nome… il nome, insomma, sì, la materia… la testa non mi regge più… non me lo ricordo. Non ti senti un po’ orgoglioso? Gimmi sta andando bene all’università, gli piace proprio e riesce anche bene. Tu ne saresti contento, cioè… ne sei contento, vero Sauro? Ti prego, prova ogni tanto a fare uno sforzo, un cenno, dimmi in qualche modo che capisci quello che ti sto dicendo… mi guardi mi guardi….
Dammi la mano Sauro, prova a stringerla un po’. Mi senti? La senti la mia mano? Lo so Sauro, ho il viso invecchiato, perfino troppo per la mia età. Non sono più la ragazza di una volta, ma quella non posso farla tornare. Credimi, se potessi lo farei Sauro.  Ma sono sempre io. Te le ricordi come mi chiamavi quando eri in vena di tenerezze? Malandrina. La mia malandrina dicevi. Lo sai? Certe sere resto seduta al buio in cucina, magari i ragazzi sono fuori e c’è un bel silenzio. Allora cerco di sentire la tua voce… quando i bambini dormivano e tu spuntavi alle mie spalle e mi dicevi “che dici malandrina, ci mettiamo a letto?” Io lo sapevo cosa significava.
Adesso mi sembra sia successo secoli fa, in un’altra vita, come se fossimo stati costretti a lasciare la nostra casa per traslocare in un’altra, da una casa che ci piaceva e che avevamo scelto a una che non ci piace per niente. Ma sai qual è la cosa che più mi dà fastidio Sauro? Che mi sono rassegnata, non sono più nemmeno arrabbiata  come prima. La casa non mi piace ma è quella e ci devo stare, non ho scelta.
È dura Sauro. È dura. Ma già, tu che ne sai? Tu te ne stai qui, circondato da medici e infermieri che ti curano e ti lisciano il pelo, che ti tengono in vita…. Se almeno mi dicessero tu potessi tornare come prima. Che ne sai di quant’è faticoso là fuori da soli? Mamma sta anche peggiorando. Mi dicono tutti che dovrei prendere una badante. Facile a dirsi, come la pago una badante? Già riuscire a mantenerti qui è un miracolo, e meno male che i ragazzi si danno da fare. Mauro sta lavorando i fine settimana in una pizzeria, ma forse te l’avevo già detto questo. Insomma, loro s’arrangiano, poveri ragazzi. Avevo immaginato una vita diversa per loro.
È brutto quando vedi che la vita non è clemente e non puoi chiedere che lo sia solo per te, cioè io va bene, ma loro no… perché devono pagare un prezzo così alto?
Scusa Sauro, forse ti sto rattristando, ma se non parlo con te con chi parlo? Non so quello che provi, non capisco se hai emozioni, i medici mi dicono di sì, ma…
Ma, ma, ma… la verità è che ho dovuto accettare la malattia, per forza, siamo condannati tutti e due, tu ed io. Non ho nemmeno cinquant’anni e guardami come sono ridotta. Casa ospedale ospedale casa… chi se l’immaginava che sarebbe andata così Sauro? Sembravi così forte.
Va beh, facciamoci coraggio, io adesso devo andare, devo passare dal supermercato a fare la spesa e a ritirare le ricette dal dottore per mamma, anzi, dovrei anche passare in farmacia a prenderle le medicine.
Ci vediamo domani Sauro, te lo ricordi no che è giovedì e ho il turno lungo in ufficio, arrivo più tardi.
Dammi un bacio amore mio.»
Chiara posò le labbra su quelle di Sauro e per un secondo le sembrò che quelle tremavano al contatto con le sue. Ma fu solo un attimo. Sauro la guardò con i suoi occhi liquidi mentre si incamminava verso la porta. Chiara, come sempre, si voltò e gli fece cenno con la mano.

 

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