HO VISTO UN FILM? NO. HO INCONTRATO UN’EMOZIONE

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Still 4 Romeo and JulietQualche tempo fa ho letto un romanzo nel quale in una scuola superiore i docenti, presi dalla fregola di riuscire ad appassionare i discenti ai classici, decidono di intraprendere un’ambiziosa opera di riscrittura di alcuni classici famosi, tra cui i Promessi Sposi. Di fatto producono una parodia dai risvolti comici (perché i ragazzi, si sa, si devono sempre “divertire” per essere coinvolti).
Risultato: mentre i prof si affannano a ridicolizzare Renzo e Lucia i ragazzi in gran segreto e di nascosto, leggono l’originale.
Come insegnante ho sempre pensato che alle nuove generazioni manchi l’incontro con i “classici” alla giusta età, e questo perché noi per primi li temiamo, abbiamo paura si annoino, li trattiamo come mostri sacri che terrebbero lontani i ragazzi, quando invece la nostra stessa esperienza dimostra il contrario, poiché parte della nostra educazione emotiva è passata da quell’incontro.
Sono partita da questa premessa per arrivare al film di Carlo Carlei Romeo&Juliet – in questi giorni in programmazione al cinema – che secondo me ha, prima di tutto, il grandissimo merito di aver trattato la tragedia di Shakespeare con il rispetto che si deve ai classici, senza avere quella fregola di renderli “moderni”: essi lo sono proprio in quanto classici che hanno sempre qualcosa da raccontare attraverso il tempo, così come la poesia.
Quello che il film aggiunge (poiché il film si vede, quindi l’impatto prima di tutto è visivo) è un gran senso estetico che induce una sensazione di pace e di bellezza: il cromatismo dei colori soprattutto, il fatto che ogni singola immagine sia di per sé un quadro che produce l’effetto della grande pittura: ci fa fermare e ci tiene lì, sospesi e lontani da tutto, ingoiati in un’altra dimensione che per fortuna esiste e ci restituisce a qualcosa di meglio di quello che spesso abbiamo intorno.
Ovviamente io non sono una critica, non ho gli strumenti di giudizio e nemmeno mi interessa passare a setaccio il film con una lente di ingrandimento per esaltarne pregi o difetti. Sono una spettatrice e come tale dico ciò che mi piace o non mi piace (quindi non solo come insegnante).
E Romeo&Juliet mi è piaciuto molto, non solo per le ragioni che ho espresso fin qui. Nel volto giovanissimo ed espressivo di Giulietta c’è una tale carica vitale, una tale ingenuità e forza che ci ricorda ciò che l’amore fa a quell’età: non pensa, non valuta, non ragiona. Sente. Non importa dove porti quel sentimento, è come la vita dovrebbe essere se solo la vivessimo oltre ciò che ci racchiude in una gabbia (rabbia, convenzioni, maschere).
C’è una leggiadria nelle movenze di Giulietta, nelle sue corse verso la gioia, nel fluttuare dei suoi vestiti illuminati da riflessi iridescenti che raccontano la sua voglia di buttarsi nella vita a capofitto, con l’entusiasmo che si prova a quell’età. È luminosa.
Questo commuove un’adulta come me che ha provato una grande nostalgia di quel modo di essere che poi ci lasciamo alle spalle, visto che la maturità – ahimè – ha altre regole.
C’è poi il bel viso di Romeo, il suo sguardo limpido e intenso, dolce e irruento. Vorrebbe seguire le “sue” regole e invece è costretto a misurarsi con quelle del mondo degli adulti, in nome delle quali uccide. C’è una purezza in quel volto (che da quel mondo sarà uccisa perché da sempre uccidiamo l’innocenza) sia che provi amore sia che provi dolore, nessun filtro a mediare.
Infine c’è Frate Lorenzo (grandissimo Paul Giamatti) con il suo sguardo benevolo, l’unico che guardi a quei giovani per quel che sono davvero e non per quello che le regole e le convenzioni insulse vorrebbero che fossero, amanti anziché nemici. Li ama e li aiuta, anche se poi quel Puck dispettoso shakespeariano, il caso che si diverte alle spalle degli uomini, farà si che il suo piano si trasformi in tragedia.
Tra le cose che ho apprezzato molto c’è che il regista ha scelto di non compiacere il pubblico ormai educato all’eccesso di qualsiasi cosa di parli: il sangue nei combattimenti è quello che deve essere, non vengono esibite carni dilaniate, così come nella scena d’amore non c’è un lembo di pelle di troppo. Romeo e Giulietta è soprattutto una grande opera di poesia e questa nel film si ritrova (temerariamente) intatta, fatta salva dal buon gusto di cui tutto il film è pervaso.
Infine, c’è una cura meticolosa dei particolari, a cominciare dai costumi (i colori, di cui ho già detto) gli ambienti, le luci, gli spazi, la notte e il giorno.
Insomma che mi è piaciuto si sente, però vorrei in chiusura tornare a quel che ho detto all’inizio, il film parla a un pubblico giovane ma anche noi dovremmo riprendere quel linguaggio (in fondo perfino il bullismo dipende dalla mancanza di amore e poesia e dalla volgarità imperante).
Il film ha il grandissimo merito – tra le mille idiozie confezionate per gli adolescenti – di non temere di riportarli a un classico eterno, che racconta una cosa a loro familiare: l’amore giovanile che non ascolta ragioni, che è libero per definizione (e qui mi prendo la libertà io di aggiungere che non è libertà quella di dire scopami come vuoi che è il messaggio di una altro film fenomeno ai botteghini in questi giorni)
Di quella libertà del resto non sarebbe male si ricordassero anche gli adulti. Perché vale sempre la pena.
Emozionarsi ancora. Emozionarsi sempre.

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