14 febbraio

 

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Non è sempre rose e fiori

Ieri pioveva a dirotto. Ci sono sabati in cui il suono della campanella è così liberatorio che potresti piangere. Ero stanca. La mattina mi ero svegliata con Nick Drake nella testa and The day is done continuava a girare nonostante tentassi di spegnerla.

È una settimana che mi dico “domani rimango a casa”, poi non lo faccio. Non è sempre entusiasmo e rose e fiori. Lo so che in qualsiasi professione ci sono momenti di stanchezza. Il fatto è che quando ogni giorni varchi la soglia di un’aula scolastica è come se ti buttassero in una vasca di anguille vive.

Tu volente o nolente devi cercare di acchiapparle. I ragazzi si aspettano sempre qualcosa da te. Prima di tutto energia. Ma certe volte tu sei lì come una spugna asciutta, spremuta e lasciata andare. Non hai voglia di loro, anzi vorresti urlare che sei stanca e non ne puoi delle loro stronzate, dei loro cellulari che sono un’epidemia, del loro menefreghismo. Vorresti stare seduta, ferma e zitta e fissarli immobile. E con il silenzio sfidarli. Il fatto è che non puoi.

Due giorni fa sono stata durissima con M., mi ha esasperato, avessi potuto gli avrei tirato il collo. Tu sei lì che ci provi in tutti i modi per cercare di coinvolgerlo, motivarlo, lo hai promesso anche a sua madre, che è disperata e non sa che fare. Ma cazzo, ha diciotto anni e ci ammorba pure con le sue scorregge. Non ha alcuna capacità di controllo o uno straccio di consapevolezza di non essere da solo nel suo bagno. E allora fanculo! Vai a lavorare e chissenefrega! Per quello che mi danno sono stufa di fare l’assistente sociale. Non posso sempre fare il minatore in miniera a scavare per portare alla luce il tesoro senza neanche sapere se lì c’è davvero un tesoro. Io Manzoni devo insegnare, non la voglia di stare al mondo con un minimo di decenza.

Anch’io, che credete, ho i cavoli miei, e belli pesante anche. E Nick Drake continua a cantarmi nella testa e voi nemmeno sapete chi è, con quelle musiche insulse che vi sparate nelle orecchie che basta uno sputo a metterle insieme.

Sì, avrei bisogno di uno stacco. Il fatto è che sul foglio per chiedere il permesso non ci sta la voce “necessità di ricaricare bellezza prima che li faccia fuori tutti.” O anche semplicemente: “Riposo”. (evitare termini come stress, stressata, li detesto.)

L’energia non ce l’hai e la devi trovare , ogni giorno.

Sì, quella che è passata è stata una settimana difficile, di quelle che ti mettono alla prova.

Poi accade che una domenica mattina come oggi accendi il pc e trovi un messaggio: F., un ragazzino che avevi lo scorso anno, ti scrive: “Buongiorno prof. Come sta? Io con la prof di quest’anno non vado per niente d’accordo. Per favore l’anno prossimo, può tornare da noi?”

Sei in trappola. Senza scampo.

 

2 risposte a "14 febbraio"

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  1. Da un inchiesta giornalistica, risulta che tra le categorie più “stressate”, compaiono gli insegnanti e gli infermieri. Tra loro, serpeggia tra voluttà e ferocia, in agguato, la depressione.

    Il messaggio di F. è un toccasana per combattere sia la depressione. Almeno per quegli insegnanti che non hanno ancora abdicato. Il rischio, dopo il riconoscimento umano del messaggio di F., è di salvare, cristianamente, capra e cavoli, cioè la scuola con le aule fatiscenti, le pareti scrostate e i banchi e le sedie ballerine.

    Persiste la frattura cronica le mura della vita scolastica e la vita fuori la scuola.

    La scuola pubblica è un edificio sgarrupato, ma i ragazzi sono campi da arare e seminare, però senza nulla a pretendere, come se la scuola fosse un gioco di formazione multipla che cerca lo spirito creativo o attitudinale, al di là della scuola stessa, in ogni alunno. La scuola dovrebbe avere, in senso filosofico materialista, il motto: Senza nulla a pretendere.

    La scuola pretende di sapere i ragazzi chi sono. Ma quanto tempo occorre per sapere chi eri al tempo della scuola. Si diventa adulti e non lo si sa ancora.

    Solo il tempo di un messaggio di un alunno, a tempo anche scaduto, e senza nessuna pretesa, mostrerà il campo fiorito e pieno di frutta, persino selvatica. Anche se si trattasse solo di una lattuga, una margherita con qualche petalo mancante o una sola mela, col suo bel vermiciattolo, un arancia e una percoca dalla pelle vellutata e profumata, sarebbe un gran premio di soddisfazione, in un cestino fatto a mano.

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