4 marzo

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C’è qualcosa di più importante della logica: l’immaginazione (A. Hitchcock)

La scorsa settimana ho iniziato un piccolo percorso in seconda. L’idea non è mia, l’ho presa in prestito da un insegnante di scrittura, molto bravo. Ho chiesto ai ragazzi di scrivere la loro costituzione della felicità, venticinque articoli per definire di cosa ci sarebbe bisogno per essere felici, quindici articoli di carattere generale e dieci dedicati alla scuola.
Ebbene, i risultati sono stati sorprendenti: la maggior parte dei ragazzi ha scritto veri e propri vademecum di regole, tutte riferite a quello che potrebbe definirsi un benessere sociale: sanità, scuole più attrezzate, laboratori, maggiore pulizia. Tutte cose molto concrete insomma.
Detto così potrebbe sembrare un bene, sembra che abbiano a cuore la convivenza civile. Il fatto è che quando abbiamo fatto le varie presentazioni alla classe per votare la costituzione di maggior gradimento, la cosa che è venuta fuori è stata per lo più la mancanza di un guizzo, di un’idea originale e personale. Non hanno scritto le cose più giuste o più vere, semplicemente hanno messo insieme quelle più semplici e meno faticose.
L’attività si è conclusa oggi con un tema in classe: ho dato loro delle frasi, semplici ma significative, su possibili significati della felicità, le abbiamo spiegate e ho chiesto un commento riferendosi ciascuno alla propria costituzione.
E’ stata una processione continua di domande e di dubbi, di “non so cosa scrivere”. Sono diventata man mano sempre più insofferente: ma ce l’avrete dei desideri, delle idee, delle esperienze, avrete provato qualcosa che assomigliasse alla felicità? Qualcuno mi ha chiesto un sinonimo di felicità: non ce ne sono, se parli di Maria non ti puoi riferire ad Antonio. La felicità è la felicità. Non è gioia o piacere o beatitudine. E’ felicità. Lasagne ripiene, non brodino!
In un impeto di perdita di pazienza incontrollata ad A. M. che aveva scritto una scarna colonna di banalità sugli amici e pretendeva di aver esaurito il suo compito, confesso di avergli cercato io stessa sul cellulare It can happen degli Yes e gli ho detto: “tu ora lo usi il cellulare, ti spari questa musica a volume alto nelle orecchie e mi racconti che cosa hai provato.” Alla sua età quando mi sentivo vogliosa di energia era la mia preferita. Perfino adesso mi fa lo stesso effetto. Mi scatena.
“Oh… la professoressa è rock”. Ha detto divertito ai compagni mentre ascoltava.
“Quello non è rock, cretino, zitto, ascolta e scrivi”.

Ho letto i temi: nessuno ha colto anche una sola sfumatura di significato delle frasi di Galimberti, Tolstoj, Katherine Mansfield.

Uscendo ho pensato che è anche colpa nostra, li abituiamo a muoversi tra le “consegne”, rispetta le righe, rispetta lo spazio, scrivi venti righe, cento parole, distingui il testo e via discorrendo. Sono bravissimi a smanettare su una testiera e hanno il mondo a portata di mano ma si perdono la parte più bella.

Stiamo togliendo loro l’immaginazione. Che non è mai stata  al potere.

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