Tentativo di archiviare un dolore

Stamattina mi sono alzata e ho pensato sarebbe andata meglio, invece ti vedo ovunque. Ho bisogno di scrivere, di dare una forma a questa sequela di pensieri impazziti, frenetici, doloranti. Ho bisogno di lasciare una traccia di te.

Sai che c’è? Tutti mi hanno detto: l’hai salvata dalla strada, sarebbe morta prima, le hai dato nove anni di vita felice. Ed è vero, in quella che ho ormai battezzato la casa vicino al bosco, abbiamo formato una strana famiglia, ma una famiglia, forse è proprio questo difficile da capire.

Sei cani? E come fate?

Certo, a volte è faticoso, ma quando è arrivata tua madre non sapevamo fosse incinta: sono nati i magnifici sette ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita, quando correvate sul prato, piccoli e allegri…. È stato bello, lo rifarei mille volte.

Quando siamo partiti con le adozioni e per fortuna abbiamo risolto, ogni cagnolino che partiva era un pezzetto che se ne andava, ma andava verso una casa, verso qualcuno che se ne sarebbe preso cura. Cinque adozioni, cinque partenze. Siete rimaste tu e Nerina e abbiamo detto: basta, queste non partono, due o quattro lo spazio c’è.

Poi in maniera rocambolesca sono arrivati Mia e Tommy: vi siete amalgamati subito, senza problemi, vi siete accolti l’un l’altro ogni volta e la casa ha preso un ritmo, il vostro, ma senza mai uno screzio, un litigio, un segno di aggressività. Ognuno seduto aspettare la scodella, ognuno la sera ad aspettare il suo turno per il pezzetto di wurstel, o il biscotto, prima di mettersi a dormire.

Tu c’hai dato filo da torcere, perché sei stata quella che si dice “fuoco sotto cenere”: la più dolce sicuramente, la più timida e discreta, perché qui ognuno ha il proprio carattere, ma anche quella più incline a scappare se se n’è presentata la possibilità. Quante volte siamo venuti a cercarti e ti riportavo a casa piena di rovi, di terra, di acqua, di fango… salvo poi farmi impazzire quando dovevo rincorrerti per lavarti. Sei stata quella che ha avuto più l’istinto a voler vedere il mondo là fuori. Ma qui esistono regole, siete troppi per lasciarvi andare e d’altronde perfino Tommy (famoso per essere un cane scappato da chiunque e preso una notte sotto una bufera d’acqua)  sì, ha scavato, scava, a volte è riuscito ad andare fuori, ma buffo, dopo una passeggiatina qua davanti torna sempre indietro. Sono sicura dentro di sé ogni volta si dice: dove ca##o vado? Dove potrei stare meglio?

Torno un attimo a quella considerazione: l’hai salvata, le hai dato nove anni di vita bella, devi consolarti così.

Ma i cani e la loro sorte non sono scissi dalla storia delle persone: io tornando a vivere in Calabria dopo quaranta anni ho fatto un bel doppio triplo salto mortale. Non è stato un ritorno al passato, piuttosto un cambiamento, semplicemente il cambiamento è parte della mia natura, mi ci è voluta una bella dose di coraggio perché il futuro era un’incognita e c’era un fosso da saltare, non senza dolore. Infatti l’amore in questa casa è stato partorito da un dolore grande, che ha segnato la mia vita. E tutto mi sarei aspettata tranne che io, che fino a cinquanta anni mai avevo avuto un cane, mai mi aveva sfiorato il pensiero di averlo, anzi un po’ li temevo anche, ecco, tutto, tranne che di finire in una casa accanto al bosco con sei cani, con tutto ciò che comporta, nel bene e nel male.

Ma una cosa è certa: voi, TU, hai salvato me. Con voi ho conosciuto un pensiero diverso, un respiro diverso, una routine dolce di senso che mi ha dato nuova carica,  mi ha spinta fuori dal buco. Non nascondo che la mia natura controversa a volte ha detestato e detesta questa scelta di isolamento (anche se non continuativo) ma quando succede che sto via è qui che voglio tornare, ai vostri guaiti felici nel rivedermi, a lasciarmi travolgere dal vostro entusiasmo naturale.

Tu eri quella dal guaito particolare: un piccolo lamento a singhiozzi di felicità, lo sguardo rivolto ben aperto ad aspettare l’abbraccio, quando il suono si faceva più forte, mi riempiva.

Tu eri quella che agiva con più circospezione, ritrosia, che stavi seduta in maniera elegante: “la mia principessa” è nato da lì: dalle tue pose, dal tuo aspettare, dal tuo arrivare sempre per ultima senza scansare nessuno.

Quando abbiamo rischiato di perdere la casa perché in vendita, nei miei progetti non c’era l’acquisto a questa età di una casa, per giunta senza troppi risparmi, non ho mai avuto l’idea del possesso, del radicamento. Poi però vedendo in giro e valutando ci siamo detti che non potevate stare in quella casa o in quell’altra. E alla fine mi sono detta: vada come vada, la vita è oggi, domani vada a quel paese, l’ho comprata. Per voi, Zelda.

E anche questo a qualcuno è sembrata una scelta azzardata, sei fuori di testa, mi hanno detto. Forse sì….

Non amo l’esibizione del dolore, ma ieri tu eri lì, sul divano, hai smesso di respirare mentre ti stavo accarezzando e ti dicevo non mi fare questo, per favore, non tu, adesso. Così ho scritto un post, avrei voluto disattivare i commenti ma evidentemente ho sbagliato qualcosa, e comunque ringrazio tutti quelli che mi hanno scritto, telefonato.

È successo tutto così in fretta da aver pensato: abbiamo sbagliato qualcosa, non ci siamo accorti di qualcosa. Da ieri è questo pensiero che mi perseguita.

Ma io sono fatta da due: il dolore e il senso pratico. In queste situazioni prevale il secondo. Non mi perdo, cerco il centro, cosa bisogna fare, di pratico e per gli altri. È la mia forma d’amore, non vado in tilt: trovo le parole, le soluzioni.

Tutti abbiamo il nostro modo di sopravvivere, di voltare l’angolo.

Non voglio scrivere e nemmeno pensare cose che fanno male, perché è successo veramente in un modo doloroso a guardarti, a cercare di alzarti, a seguire Richard, il tuo fidanzato perenne senza il quale non sapevi stare, a cadere senza più reggerti sulle zampe. E ancora non pensavo il tuo respiro si spegnesse.

Oggi è una questione di numeri: cinque biscotti, cinque scodelle, cinque di tutto. Non sei.

Il tuo sguardo gentile, un sei che ci mancherà per molto tempo.

Sei stata inaspettatamente la prima a lasciarci e adesso è il tempo del dolore naturale. Avevo bisogno di dirtelo Zelda…

Il tuo nome l’ho scelto io, leggevo Lasciami l’ultimo valzer in quel momento,  di Zelda Fitzgerald, stavo scrivendo Le mani in tasca. Mi sembrava un bel nome, e si è rivelato elegante come te.

Vorrei continuare ma ti lascio, la parte del dolore si fa sentire, con i ricordi e il senso di mancanza. Sappi che la casa è troppo silenziosa, che i cinque annusano ovunque e spesso guardano lungo la recinzione come se tu fossi scappata, come se tu dovessi tornare. magari pensano “dov’è andata quella stronzetta? Non le pare l’ora di tornare a casa?”

Grazie per nove anni di amore puro che tu mi hai insegnato con gli altri: siamo una famiglia, insolita, ma una famiglia. E abbiamo perso un pezzo, non può non far male.

Per quelli che è solo un cane, con quel che succede nel mondo…. Posso dire solo che vivo pienamente nel mondo e ho imparato che negli occhi di un cane abbandonato c’è tutta l’ingiustizia riassunta in uno sguardo: l’incuria, il non aver cura dell’altro, l’egoismo, l’abbandono che rivela una cattiveria d’animo, la mancanza di sensibilità, il senso dell’individualismo, e poi le guerre, e poi tutto il nostro modo di vivere sempre più di m#rda. Ecco: preferisco raccogliere la vostra: dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori, diceva De Andrè.

Prima non c’avevo mai fatto caso, adesso sì.

E ora una carezza amore mio bello: ho perso per strada amori e frantumato relazioni. Voi mi avete reso nuovamente una, integra, forte e bella com’ero, magari più acciaccata, ma senza alcuna voglia di guardare al passato e avere rimpianti, o meglio, qualcuno rimane, ma nel vostro esistere attorno a me, si è allontanato piano piano, ha fatto sempre meno male, solo a guardarvi intorno.

Pensa che oggi qui ci sarebbe stata una mega festa che ho preparato da tempo: ho il frigo pieno di cibo preparato, bevande, giochi per un torneo che c’avrebbe fatto tornare bambini e bambine. Una sera, una serata particolare.

Invece guarda che scherzetto c’hai fatto. Accidenti a te!

Dicono si deve fare i conti con la perdita di un animale: hanno una vita più breve. Alla tua non ci pensavo proprio, fino a tre giorni fa sembravi star bene….

E siccome, pare, sia tutta una questione di numeri, ora, piano piano, ci abitueremo al cinque.

Che fatica oggi pensarlo….

Con tutto l’amore del mondo, mia piccola principessa, che se potessi tradurlo in azioni salverebbe l’umanità dallo schifo

PS ma i calzini che ti piaceva rubare e che nascondevi ovunque…. li hai presi con te?

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