Fare i conti con il passato

Corrado Plastino ha da poco pubblicato L’uomo che torna dal buio (Officine Editoriali Cleto) che ho appena finito di leggere.

Appunto qui, come sempre, delle impressioni (mi ripeto: non scrivo recensioni, che sono un’altra cosa).

Il romanzo è a due voci, un dialogo tra generazioni: una appartiene a Marco, un misterioso clochard che vive nella città di origine di Andrea, che nella vita è un insegnante.

Andrea vive a Roma e ha un rapporto d’amore e odio verso la sua città di origine (che non viene definita). Lo incontriamo appena arrivato in occasione di una cena che periodicamente si tiene tra ex compagni di scuola e subito si capisce quanto Andrea sia stato “scomodo” in gioventù e scomodo da adulto in mezzo a uomini e donne diventati più o meno quello che la società borghese e i suoi modelli tendono a far diventare. Non lui, pesce fuor d’acqua.

A ogni ritorno Andrea incontra Marco su una panchina, è l’unico a parlare con lui, preso dalla curiosità del “personaggio” che tutti considerano un poveraccio per cui provare  pietà, schifo, disagio.

Andrea vorrebbe invece conoscere la sua storia, sapere chi è stato e perché vive lì.

Lo scoprirà perché con la scomparsa di Marco verranno fuori fogli scritti che sembrano proprio indirizzati ad Andrea e la storia di Marco, del suo passato, delle tragedie vissute saranno messe a fuoco foglio dopo foglio. E qui non sveliamo altro.

Quest’ultimo romanzo chiude un cerchio iniziato con i precedenti romanzi: Le storie nella scatola (Il seme bianco, 2023), un viaggio anche qui a ritroso, al centro una vecchia scatola che custodisce lettere e confessioni tramandate per più generazioni che mette a nudo un secolo di violenze, sottomissioni, amori negati, e Il Sol dell’avvenire (Re[a]daction 2025) che racconta il disincanto di una generazione che voleva cambiare il mondo, i movimenti studenteschi, i fallimenti collettivi e quelli personali del protagonista, Luca. Con un finale che narrativamente è un colpo da maestro.

Anche ne L’uomo che torna dal buio, un’epoca mitizzata coincide nel romanzo con un periodo vivace ma in definitiva buio, con il quale è difficile fare i conti e questo emerge soprattutto in un confronto tra Andrea e un suo alunno, Kevin, il classico esempio di alunno considerato svogliato e perditempo dagli insegnanti, ma non da Andrea, che conosce la sua inquietudine e i suoi occhi attenti sul mondo.

“Cosa mi ha dato il passato? Cosa ci ha dato?” Chiede Kevin ad Andrea durante una discussione

“Ci ha dato il benessere, la società in cui vivi, un futuro che può essere felice…”

“Lei ci crede Prof? ci crede veramente?”

La discussione finisce con l’amara considerazione di Andrea che di fronte ai dubbi del suo alunno alla fine si arrende.

“Hai ragione Kevin. Quei sogni non si sono realizzati. Ma io quei sogni neanche li avevo. Erano solo una bozza di sogni. Erano il residuo, un sentito dire di sogni di altri che prima di noi avevano sognato…”

È stato un sogno credere e combattere per ideali di giustizia sociale e libertà?

Forse se ci guardiamo intorno oggi possiamo dire: sì, lo è stato. Soltanto un sogno e uomini e donne che sono finiti in un tunnel buio, quelli che sembravano aver avuto il coraggio più di altri di combattere, ma che alla fine, nella visione del romanzo, sono stati marionette i cui fili erano mossi da altri.

Il pregio dei romanzi e di questo romanzo di Corrado Plastino è proprio l’analisi, le domande senza risposta su temi civili e sociali che sono filo conduttore della sua produzione.

Nella vita reale il professor Corrado Plastino crede ancora nel cambiamento e nei valori in cui ha creduto una vita: lo fa nel dialogo costante con i suoi alunni, nelle esperienze di teatro e scrittura, nella trasmissione del dubbio e della ricerca, nella conoscenza. Il solo valore che in fondo può ancora salvarci accompagnato dalla fiducia nelle nuove generazioni, perché quella, dipende davvero da noi: dai semi che piantiamo oggi.

Ecco che lo stile si distingue proprio per questa impronta civile influenzata dall’essere insegnante, autore teatrale e poeta, sempre tra psicologia e memoria storica.

IL ROMANZO

L’uomo che torna dal buio è un romanzo intimo e potente che racconta il dialogo silenzioso tra due generazioni perdute, incarnate da Marco, un ex intellettuale, militante e terrorista diventato poi clochard, e Andrea, giovane uomo in crisi che ritrova in lui la memoria smarrita di un’epoca che credeva mitizzata. Attraverso una narrazione a doppia voce, in parte epistolare e in parte riflessiva, il romanzo scava con lucidità e malinconia nei frammenti di una vita spezzata, tra le speranze rivoluzionarie degli anni Settanta e il disincanto liquido del presente.
Il romanzo è una lunga lettera dal margine dell’esistenza: da un lato, Marco, che scrive per riappropriarsi della propria storia; dall’altro, Andrea, che legge quelle parole e riscopre una possibilità di senso nella propria. Entrambi cercano, con ostinazione poetica, di capire cosa sia rimasto dell’uomo che lotta per un’idea, dell’uomo che sogna, dell’uomo che ama. In un intreccio che è insieme romanzo di formazione, memoria civile e testimonianza emotiva, L’uomo che torna dal buio è una riflessione sul fallimento, sull’eredità morale e sull’invisibilità sociale.

L’AUTORE CORRADO PLASTINO

ha pubblicato con le Officine Editoriali da Cleto il libro dal titolo: L’uomo che torna dal buio; è docente di Lettere nella scuola secondaria di primo grado di Soveria Mannelli (CZ). È autore di raccolte di poesie, di opere teatrali rappresentate in diversi concorsi nazionali per le scuole e dei romanzi Le storie nella scatola (Il Seme Bianco, Roma, 2023), C’era una volta. Non c’è più. Cera (Iride, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2024), Il sol dell’avvenire (Re[a]daction, Roma, 2025). Presiede la Sezione Intercomunale del Reventino (CZ) dell’ANPI. Vive felicemente a Decollatura (CZ).

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