Durante il Festival Trame, Festival dei libri sulle mafie che ormai da quindici anni si svolge nella mia città, sono andata a una presentazione: del libro, della storia, dell’autore, confesso non conoscevo nulla. L’intento era salutare Elisa Chiriano, di Radio Ciak, instancabile promotrice culturale e conduttrice della trasmissione radionica Fuori di Testo. Era un po’ che non c’era stata occasione di incontro.
Vado anche con il saldo convincimento del “non si comprano più libri”: devo smaltire quelli che ho da leggere, devo smettere di comprare più libri di quelli che riesco a leggere.
Poi è accaduto che ho ascoltato Daniele Aristarco e il suo entusiasmo, la passione che so riconoscere come autentica, il comunicare quanto tu creda nella storia che hai raccontato… beh, mi hanno catturata. E così alla fine ecco che prendo Storia di Lia, Mondadori. E mi porto via anche una bellissima dedica.
Lia Pipitone è stata una ragazza come tante, nata alla fine degli anni Cinquanta, da adolescente voleva sentirsi libera com’era intimamente, voleva seguire l’onda della ribellione che inondava le strade, le scuole, le assemblee, le università. Creativa e ribelle, legge Neruda, ama la poesia e voleva portare i jeans.
Peccato però la sua non fosse una famiglia come le altre: perde la madre da bambina, è costretta a crescere con una zia severa, una sorta di carceriera, e soprattutto con un padre, Antonio Pipitone, boss di un quartiere di Palermo. Per lei non è possibile essere indipendente, tranciare i legami familiari che la opprimono, che la vorrebbero sottomessa. Cosa per lei impossibile.
A 18 anni scappa di casa, progetta una fujtina per sposare il fidanzato Gero, vede la possibilità di un varco, immagina una vita diversa da quella che vivrà: l’arrivo di un figlio, Alessio, la renderà responsabile della vita generata, che ama più di se stessa.
Accetta di andare a vivere a casa della zia, accetta che il padre dia un lavoro a Gero, accetta di rientrare nel cerchio immaginando però di vivere ai bordi. Lei con la sua famiglia non ha niente a che fare, “suo padre ha i soldi e se vuole spenderli, che li spenda”.
Ma la scelta è infelice, la sua vita finirà per soffocarla ancora una volta, Gero si allontana, anche lui avrebbe sognato una vita diversa. Decidono di separarsi. Lei va a vivere da sola, con suo figlio Alessio.
Ma può la figlia di un boss scegliere, divorziare? Può un boss accettare la disobbedienza di una figlia ribelle? Se non sai controllare tua figlia, sangue del tuo sangue, come puoi controllare i tuoi uomini? Questa è legge non scritta.
Lia viene uccisa il 23 settembre 1983 durante una rapina.
Ma è andata davvero così? Lia vittima di un colpo di pistola sfuggito a un rapinatore?
Il finale spiega cosa accadde dopo quel 23 settembre.
Daniele Aristarco racconta la vita di Lia con molta semplicità, l’amore per il suo personaggio si respira tra le pagine, il patto con Lia di restituirle un corpo, una voce, un’identità, una vita, e farle raccontare la sua storia va dritto al senso di rabbia e indignazione che si provano leggendo.
E se ne apprezzano gli intenti leggendo la Postfazione che spiega la genesi del romanzo.
Così leggere la Storia di Lia, simile a quella di tante donne che hanno avuto una sorte simile, è un atto civile, è fare memoria e ridare dignità.
Da ultimo vorrei dire che è una storia fortemente consigliata ad adolescenti, scritta soprattutto per loro, da far leggere a scuola.
“La verità è che per anni non ho voluto vedere. Non solo la mafia attorno a me, ma quella “dentro” me. Ho abbassato gli occhi, ho fatto finta di non capire chi fosse mio padre (…) Simone non commenta, ma so che ha capito. È questo che mi piace ma anche un po’ mi spaventa: che lui legga quello che ho nascosto a me stessa.
Le magnolie sopra di noi muovono le foglie lentamente, l’ombra abbraccia la nostra panchina.
“Sai qual è il problema? La contiguità. Cioè la vicinanza tra certi comportamenti criminali e quelli che passano come “normali”. Molti non sono mafiosi, ma ragionano come se lo fossero: la legge è una seccatura, le regole un ostacolo, la furbizia una virtù. Se ne vantano, di essere furbi… (…) A quel punto ti abitui all’idea che vince il più forte, e speri soltanto di non essere tu la prossima vittima. È sempre la stessa mentalità, tanto del cittadino comune quanto del criminale… Non so se mi spiego.
Lo dice spesso. ”non so se mi spiego. È sempre attento, garbato, ma diretto. Legge, si informa, lavora sodo. E sento come mi vuole bene.”
La citazione riporta un dialogo tra Lia e Simone, cugino e amico. Simone viene trovato morto il giorno dopo dell’omicidio di Lia, dopo essere “volato” dal balcone.
IL ROMANZO
Palermo, 1970. Lia Pipitone ha dodici anni, e il suo futuro sembra già scritto: il matrimonio, i figli, i piatti da lavare. La vita che sbiadisce a poco a poco, fino a diventare uguale a mille altre. È questo, infatti, il destino di tante donne nate alla fine degli anni Cinquanta, ed è quello che il boss Nino Pipitone ha programmato per la figlia. Ma Lia non vuole un destino scritto da altri, lei vuole perdersi, sbagliare, infrangere i divieti, decidere per se stessa. Sceglie i jeans al posto dei vestitini ordinati, i capelli sciolti al posto delle trecce, la risata libera e incontrollata al posto del silenzio e dello sguardo basso e obbediente. Il liceo artistico. L’impegno civile. Gli amici, la musica, la poesia. E soprattutto sceglie lei chi amare. La cultura patriarcale e criminale, però, non può accettare di assistere silenziosa a questo affronto e, alla fine, Lia pagherà con la vita questo suo desiderio di libertà.
La storia di Lia Pipitone è una lotta silenziosa eppure tenace, il ritratto non solo di una vittima, ma di una donna forte e gentile, che con il suo esempio ci ha lasciato un’eredità di gioia, da tenere viva ogni giorno.
L’AUTORE
Daniele Aristarco è nato a Napoli nel 1977. È autore di racconti, romanzi, saggi divulgativi per ragazze e ragazzi tradotti in molte lingue. Si occupa di formazione e tiene laboratori di teatro e di scrittura creativa. Viaggiatore instancabile, ama incontrare le sue lettrici e i suoi lettori. Tra i numerosi libri pubblicati, ricordiamo Una bella Resistenza. Come essere vento entrambi per Mondadori.
*L’immagine di Lia Pipitone è da un originale in bianco e nero, modificata con AI
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