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Aggiungere commenti come questo, per capire meglio quello che ho fatto, se l’ho fatto e come.

La più grande difficoltà per un autore, è quella di riuscire ad avere la capacità di evitare di ripetersi e tu, Daniela, ci sei riuscita perfettamente. Dopo essermi saziato con le immagini di Cosma e della sua malasorte, delle folate di vento con i paesaggi e le sue storie, sei riuscita a spiazzarmi con un romanzo ancora una volta molto bello, estremamente coinvolgente, ma completamente diverso dai precedenti. Le mani in tasca è un romanzo generazionale, nel senso che attraversa un periodo storico che mi è appartenuto e Oriana, la protagonista, fa scelte estreme che hanno almeno sfiorato, ed a volte coinvolto, tanti ragazzi in quegli anni. Il romanzo è una sorta di partita di ping pong, poiché è strutturato con un alternanza di voci tra i due protagonisti, Dario ed Oriana, ma mentre il racconto di Dario si incentra unicamente sul momento della sua vita in cui ha incrociato Oriana (leggendo si capirà anche il perché) e sulle conseguenze di quell’incontro, Oriana, invece, snoda il suo racconto partendo da dopo quel momento ed attraversa tutto l’arco della sua vita sino all’oggi. È un libro che mi ha coinvolto molto e nel quale ho riconosciuto la mia generazione, che ha fatto tanti sbagli, ma che ha scelto di lottare e di provare ad essere protagonisti del proprio destino, anche a costo di sbagliare. Grazie per averlo scritto e per avermelo fatto leggere.

L. V.

La suggestione di un incontro

Le mani in tasca…
La rappresentazione che si ha della ricerca… fa differire l’umano sentire dalla sola e mera realtà fenomenica.
Daniela Grandinetti autrice raffinata ed elegante, gestisce la “ ricerca “ di Oriana e Dario (protagonisti del suo romanzo) come l’eterna odissea.
Flussi, simboli, richiami di altrove che inevitabilmente ti riportano ad un “elemento “ vissuto chiamato casa.
Sinestesie, suggestioni, di un tempo intenso e rivoluzionario, il tempo, bergsoniana narrazione del divenire.
Le letteratura ha a volte l’ingrato compito di descrivere trasformazioni, cambiamenti, trasformazioni, il fluire della penna di Daniela possiede come elemento caratterizzante “ là bonne lecture”.
Giungendo ad una perfezione dodecafonica.. un flusso intenso e contemporaneamente carezzevole, armonico, sinesteticamente avvolgente.
Essere Oriana, esser Dario, dar voce ai silenzi che molte volte urlano più dell’emissione in sé.
Sguardo, il non toccarsi, si manifesta in tutta la sua tangibilità un atto materico,che trascende il tempo e lo spazio.
A. Rimbaud definì il vivere ”ma bohème”
L’universo Daniela è quella bohème
Fatta di simboli, di unicità, di monadi , che attraverso la sola percezione degli occhi conducono il lettore in quell’altrove che molti hanno vissuto ma che tutti desidererebbero vivere.

Celestina Savoia

Nel Cassetto dei lettori

Le mani in tasca. Ho aspettato alcuni giorni dopo la presentazione, per non lasciarmi influenzare. Sdraiato sul lettino in riva al mare ho cominciato il viaggio. Scrivo dopo una settimana, ho decantato le emozioni, mannaggia a te. Primo capitolo, pugno allo stomaco. Ho vissuto quel periodo, a prescindere le morti e le gambizzazioni, ero d’accordo. Immaginavo di percorrere la storia a ritroso, come mi capitò una volta che sentii una brigatista raccontarsi, o leggendo “L’infame” di Peci e “Il bosco bistorto” di Curcio. Ma così non è, la storia sta lì in sottofondo , come lo sfondo sul palcoscenico del teatro. Ho evidenziato parecchi periodi, con la matita, perché trovo molto interessante come hai reso l’anima, l’introspezione dei personaggi, i pensieri reconditi, le pulsioni. Mi hai ricordato il regista Inarrito che in alcuni suoi film è riuscito a raccontare tempi e storie diverse in momenti diversi del film. Trovo originale la scelta di caratterizzare individualmente i personaggi con singoli capitoli, narrare le storie insieme parallelamente. Un bel libro, prende. Ma forse la cosa più simpatica è il finale che non ti aspetti, “Caramba che sorpresa”, che ridà dignità ai personaggi a prescindere dalle scelte che possiamo “noi” giudicare. Un bel finale, forse meglio del pugno iniziale allo stomaco, con fazzoletto passato delicatamente sugli occhi umidi. Lo vedo bene per un adattamento teatrale. Ho immaginato le musiche…. Mi fermo qui, perché si potrebbero analizzare singoli passaggi, ma sarei prolisso. Brava e grazie per le emozioni.

GRAZIE MARCELLO!

Recensione a Le mani in tasca

Gianfranco Cefalì, scrittore (Il giorno in cui abbiamo pianto, Dialoghi) e redattore letterario ha letto Le mani in Tasca

Magnetica. La scrittura di Daniela Grandinetti è attrattiva. Un po’ come quando da bambini si giocava con le calamite, sentire quel click improvviso dopo aver giocato con gli opposti restituiva soddisfazione. Attrazione, ma anche leggerezza, levità che non corrisponde a vacuità, infatti di senso sono fatte le parole scritte dall’autrice. Daniela Grandinetti sa fare bene quello che fa, ovvero: scrivere. Due storie che si creano parallele intersecandosi e divergendo, attraverso uno dei periodi più bui dell’Italia contemporanea, Oriana e Dario — inutile soffermarci sui rimandi dei nomi — nel pieno degli anni di piombo, la strategia della tensione, che culminarono con la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Entrambi provengono da realtà diverse ma simili, piccoli paesini di provincia, entrambi considerati ai margini delle loro società per motivi, che scopriremo durante la narrazione, completamente diversi, ma che in qualche modo ne accomuneranno il vissuto fin dalla tenera età. Il terrorismo e le brigate rosse fanno da sfondo in primissimo piano, mi passerete l’ossimoro, ma i punti focali del libro sono molti, supportano tutta la trama e fondano le basi per gli innumerevoli spunti che offre.Quello su cui mi piace soffermarmi è il concetto di corpo. Uno degli ultimi libri che ho letto è stato “Tra me e il mondo” di Ta-Nehisi Coates, in questo bel libro l’autore scrive una lettera al figlio ormai adolescente, spiegandogli le difficoltà di essere afroamericano negli Stati Uniti, e si concentra sul concetto di corpo. Qui il corpo è qualcosa che va difeso con tutte le forze, perché è proprio questo che è messo a repentaglio e che sarà messo sempre in pericolo durante la sua vita. Prima che della sua anima il figlio dovrà sempre occuparsi del suo corpo. Il corpo in Daniela Grandinetti viene usato in maniera simile, anche qui è qualcosa da proteggere, ma non da una nazione fondamentalmente razzista, da qualcosa di più sottile, strisciante. Un corpo che si lascia anche guardare, ma non toccare, che non è mai in pericolo, perché diviene barriera invalicabile, una sorta di muro da mettere tra Oriana e il mondo, corpo che si fa statua fissa senza emozioni, che non vuole manifestare umanità, che viene messo in secondo piano dall’ideologia, corpo che rinnega gli istinti, le pulsioni, che in realtà si trasforma in macchina pronta all’azione per uno scopo più grande, almeno nella testa della protagonista. Oriana protegge il suo corpo per proteggere se stessa dalle deviazioni che il desiderio potrebbe comportare. Corpo che invece si trasforma, si libera dai pesi della mente quando la protagonista è sulla scena, infatti Dario è un regista teatrale e lei un’attrice. Qui il corpo libera quelle emozioni che tanto reprime, si fa guardare in modo diverso, trasforma Oriana in qualcosa di altro, lontano, qualcosa che a un certo punto della storia le fa paura e scapperà dal teatro dopo una performance intensa e bellissima. Anche Dario fa i conti con il suo corpo, anche lui reprime in nome di un sentimento assoluto, anche lui è impaurito e soffoca quei sentimenti per rispettare la figura ideale di Oriana. Naturalmente, come scrivevo prima, gli spunti di riflessione sono tanti, ma per affrontarli dovrei per forza rivelarvi troppe cose, e non mi sembra giusto, questo libro va letto. Perché vi dovrei parlare di azioni che vengono giustificate da un fine più grande, di azioni che vengono considerate giuste nonostante tutto, dell’utilità di alcune azioni alla luce del mondo e della società in cui viviamo, del pentimento e della redenzione…

Il primo lettore non si scorda mai

Per chi deve faticare a far camminare una storia ovvio che il dialogo con i lettori è vitale.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa dal fatto che soltanto giovedì ho fatto la prima presentazione ufficiale del romanzo Le mani in tasca e nel fine settimana mi sono arrivati i primi riscontri.

Li metto qui, nell’archivio dei cassetti virtuali, e umilmente ringrazio.

Antonio G.

Bologna, stazione 2 agosto 1980 ore 10,25. “……appartengo ad una generazione cresciuta con la guerra e il fascismo:pensavamo di aver visto già tutto, di aver superato il peggio, credevamo di essere entrati nella storia nuova.Invece non è stato così. Ho perso un figlio, ma se perdessi anche la speranza, sarebbe la morte definitiva, non solo mia, ma quella di tutti…..”È una delle pagine finali del nuovo romanzo di Daniela Grandinetti: Le mani in tasca. La scrittrice lametina ha la capacità di raccontare i sentimenti dell’universo femminile come pochi. È un libro bellissimo, che mi ha coinvolto anche emotivamente pagina dopo pagina.

Flora M.

Questa notte ho finito di leggere il tuo nuovo romanzo, anzi più che leggerlo l’ho divorato (mi ripropongo infatti di rileggerlo con più calma) Mi avevi già anticipato che era del tutto diverso dal precedente “La malasorte” ma la storia di Oriana e Dario non è meno bella di quella di Cosma. Che dirti? Mi sono immedesimata in questi due personaggi e sono tornata indietro nel tempo di 50 anni. Il periodo da te trattato io l’ho vissuto in pieno ai tempi del liceo. Fine anni 60 e inizio anni 70, come si fanno a dimenticare? Tutti eravamo un po’ Oriana, tutti sentivamo il desiderio di giustizia, tutti abbiamo rischiato di essere coinvolti in cose più grandi di noi. Ma il personaggio che più mi ha intenerito è stato quello di Dario. Un ragazzo dolce, impacciato, che dà un po’ sui nervi per la sua troppa timidezza ma che sa amare con una passione ed una totalità di sentimenti che lasciano senza parole. Non so bene descriverti i sentimenti che ha fatto scaturire in me la lettura di questo libro. So solo che a distanza di due giorni, da quando ho finito di leggere l’ultima pagina , la mia mente è ancora là con Dario e Oriana.

Angela G.

Ieri sera ho finito il tuo libro. Letto in fretta perché m è piaciuto moltissimo. Niente a che vedere con La malasorte. Questo è davvero grande, bellissimo, ti scrivo più a lungo domani ma questo volevo dirtelo subito. Bravissima!

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