La favola del vecchio e del nuovo

“Vi prego, lo lascio a voi, abbiatene cura. È giovane e inesperto”
“Non preoccupatevi per me, io so cavarmela. Piuttosto è a lui che dovete pensare. È stanco.”
Era così che il vecchio e nuovo, secondo un antico cerimoniale, si disputavano l’attenzione dei passanti.
Il primo  a fermarsi fu un ragazzo: alzò gli occhi dal cellulare, si tolse le cuffie, li osservò scettico qualche secondo, giusto il tempo per concludere che i due stavano facendo inutili chiacchiere.
“Fatela finita eccheccazzo! – sbottò  – giocatevela a poker e affidatevi alla sorte”.

Scrollò le spalle e se ne andò.

“A poker? – disse il vecchio – io non ho mai imparato il poker, forse ha ragione, avrei dovuto. Adesso per me è tardi per imparare.”
“Se è per questo non potrei neanch’io. Non so neanche cos’è il poker! Però se lei non l’hai imparato vuol dire che non era una cosa utile.” Fece eco il nuovo.
Giunse una donna, aveva lo sguardo malinconico, lunghi capelli e un vestito celeste. Guardò prima il vecchio, poi il nuovo e disse:
“Io vi amo entrambi. Il figlio più grande non è diverso da quello più piccolo. Io non potrei mai scegliere di chi avere maggior cura.” Così detto fece una carezza prima al vecchio poi al nuovo e passò oltre.

Il vecchio e il nuovo si guardarono in silenzio e in quell’istante si sentirono figli di una stessa madre, dunque fratelli.
“Ha ragione la donna – disse il vecchio – non c’è differenza tra noi. Dobbiamo restare uniti.”
“Eh no! C’è! C’è eccome – si intromise un anziano spuntato da chissà dove – tu sei vecchio e lui no. Le vostre direzioni sono inconciliabili. C’è un solo punto di incontro, ma non fatevi illusioni, dura un attimo. E in quell’attimo anche il giovane diventerà subito vecchio. Fareste meglio a salutarvi in fretta. Siete destinati a separarvi per sempre.”
Il vecchio si voltò, all’improvviso comprese di avere sulle spalle un peso insopportabile, segno che per lui stava arrivando la fine. Il giovane lo guardò con compassione. Lui al contrario era così leggero che avrebbe potuto volare. E forse per questo aveva paura di rimanere da solo.
Fu in quel momento che arrivò un bambino.
“Perché siete così tristi? – Chiese.
“Perché stiamo per separarci per sempre.” Disse il nuovo.
“E perché dovete separarvi per sempre?” continuò il bambino.
“E’ la legge del tempo”. Rispose il vecchio.
“E cos’è la legge del tempo?”. Fece eco il bambino.
“Sei troppo giovane per capire. La conoscerai anche tu, ma a tempo e luogo dovuti.” Concluse il vecchio.
“Va bene, non posso imparare la legge del tempo, ma se siete tristi un rimedio c’è. Io quando sono triste faccio un gioco. Dunque perché non giocate per rallegrarvi? Ecco, prendete queste – tirò fuori dalle tasche due maschere – indossatele e prendetevi per mano. Poi fate un girotondo e cantate.“
Il bambino mise al vecchio la maschera del nuovo e al nuovo la maschera del vecchio.
“Chi è il nuovo e chi è il vecchio? Se nessuno lo sa prendervi non potrà.” Canticchiò il bambino allontanandosi.
“Chi è il nuovo e chi è il vecchio? Se nessuno lo sa prenderci non potrà.” Cominciarono a cantare il vecchio e il nuovo girando in tondo. Presero a ridere, a saltellare e a canticchiare. Chi è il nuovo e chi è il vecchio? Se nessuno lo sa prenderci non potrà.

Forse con le maschere l’attimo traditore di cui aveva parlato poco prima l’anziano, non riconoscendoli, li avrebbe lasciati in vita entrambi? O forse avrebbero potuto davvero scambiarsi le destinazioni, così che il vecchio andasse verso il nuovo e il nuovo verso il vecchio? Ma se così fosse stato, il vecchio sarebbe stato in grado di percorrere il sentiero del nuovo con lo stesso entusiasmo? E il nuovo, sarebbe stato giusto farlo soccombere prima ancora di esistere?
Nella danza che il bambino aveva indicato come rimedio, per il vecchio e il nuovo non c’era più posto per le domande. Ballavano, bevevano e si stordivano. Non si capiva più dove finisse la malinconia e iniziasse l’allegria, la felicità e l’infelicità, la gioia e l’amarezza. Chi fosse l’uno e chi fosse l’altro. Tutto era mescolato.
In effetti nessuno avrebbe potuto dire chi fosse il vecchio e chi fosse il nuovo.
E in quella euforia non si accorsero che sotto i passi di danza c’era qualcosa che stava morendo.
Il vecchio e il nuovo nella frenesia di sopravvivere entrambi senza cedere l’uno il passo all’altro, indossando i panni mascherati di Ieri e di Domani, stavano uccidendo Oggi, senza che ne avessero cognizione. Continuarono a ballare e a cantare nella notte di euforia per dimenticare ciò che se ne va e l’incognita di quello che sarà.

Buon Anno a tutti!

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