Fari accesi sulle belle storie

Altro giro, altra corsa: quelli di cui nel mio piccolo scrivo sono i libri che ovviamente mi sono piaciuti, che mi hanno lasciato un segno, un’impronta nell’anima. E poiché vendere libri è difficilissimo, cerco sempre in questo modo infinitesimale di dare il mio contributo.

Dicevo libri che ti graffiano l’anima: tra questi c’è un romanzo letto ultimamente, I GIORNI PARI (Arkadia Sidecar) di Maria Caterina Prezioso.

Un romanzo scritto con grande rigore stilistico e coerenza narrativa che ci porta nell’Italia del 1940/45, due storie nella Storia: sono gli anni del Fascismo, della Seconda guerra mondiale e l’autrice è abile nel raccontarci uno spaccato di quel periodo attraverso le vite di personaggi speculari: Sara e Silvana, uno specchio dell’altra. Non si conoscono, hanno esistenze diverse, ma danno voce agli effetti che quelle tragedie hanno avuto sul percorso di uomini e donne che ne sono rimaste vittime in maniera diversa.

La storia è concepita in modo originale: Sara è una ragazzina ebrea scampata alla deportazione grazie ai genitori che la nascondono in un piccolo borgo, a Sperlonga, nel Lazio. Silvana invece nasce in una borgata di Roma, Val Melania, è povera e malata e vivrà gran parte della sua crescita nel sanatorio della città, il Forlanini. Il racconto della storia delle due ragazze, poi diventate donne, ci porterà a conoscere altri personaggi, alcuni di fantasia, altri realmente esistiti.

Sono le “piccole” storie di vita vissuta, dunque, con le quotidiane battaglie per la sopravvivenza, le gioie e i dolori, le scoperte, la crescita e la maturazione, i rapporti intrecciati e negati, a mettere in rilievo il palcoscenico della Storia e dei suoi eventi, dalla sconfitta alla rinascita.

A colpirmi è stata soprattutto la struttura narrativa, sempre documentata con cura, ma soprattutto i due personaggi femminili, delicate e forti, che non hanno imbracciato le armi per unirsi alla Resistenza, ma hanno combattuto ugualmente le loro battaglie con determinazione.

Nella dedica, riporto quanto detto da Maria Caterina Prezioso in un’intervista (nel link) “A Silvana del mio ricordo. A Sara della mia immaginazione” ci sono due elementi fondamentali della mia scrittura. Il ricordo e l’immaginazione. Riuscire a creare attraverso l’elaborazione della memoria e con l’aiuto della immaginazione che è di per se stessa, appunto “immaginifica”, un tessuto nel quale il lettore possa entrare nel romanzo.”

Intento nel quale l’autrice è riuscita benissimo: è un romanzo che si legge, che ci tiene legati alla tensione narrativa ed emotiva provocati dagli accadimenti nelle vite delle due protagoniste.

Mi piace sottolineare che il romanzo è ambientato in un periodo di cui la stessa autrice dice “L’Italia non ha fatto i conti con il suo passato. Per questo oggi ci ritroviamo in una situazione di totale strabismo storico. Sicuramente accade non solo in Italia, ma in tutta Europa e paradossalmente in America. Ma il fascismo è nato in Italia ed è da qui che deve ripartire una stagione diversa, una stagione di rinascita democratica

Ne abbiamo un gran bisogno, quindi ben vengano romanzi come I giorni pari.

Una lettura che coniuga il piacere di leggere una gran bella storia con il riscoprire che ci sono ancora autori e autrici che esplorano quel periodo storico vicino-lontano al quale dovremmo ripensare con meticolosa coscienza per vivere con consapeolezza i tempi bui che stiamo vivendo.

Ricordarci il coraggio di quelle persone che hanno alzato la testa, con le loro esistenze “marginali” perché non entrate nel novero di coloro che hanno lasciato la firma alle loro azioni, ma che pure sono esistite con le loro lotte e scelte incisive (non ultimo nel romanzo si trovano  vicende poco conosciute ma realmente avvenute).

E come al cinema, del quale non mancano i riferimenti, alla fine scorreranno i titoli di coda, che metteranno in fila i protagonisti, quelli che ce l’hanno fatta e quelli che si sono arresi.

E sarebbe bello vedere al cinema la storia di Sara e Silvana, scritta già come una sceneggiatura, con una penna padrona della tecnica narrativa senza mai una caduta o un inciampo: le due donne, una volta finito il romanzo, sono tra quei personaggi che non abbondano facilmente la memoria del lettore/lettrice. E non solo, anche molti personaggi secondari che lascio alla lettura di chi vorrà.

Il Romanzo

Italia 1940-1955. Sara e Silvana, una specchio dell’altra. Due storie che si alternano per poi forse incontrarsi solo anni dopo. Anni vissuti l’una all’insaputa dell’altra. Anni feroci in Italia e nel mondo. Quelli del fascismo, della Seconda guerra mondiale, della sconfitta e della rinascita. Nel mezzo una Nazione allo sbando. Sara è una ragazzina ebrea che, scampata alla Shoà, troverà rifugio nel piccolo borgo di Sperlonga. Silvana, invece, è una ragazzina di Val Melaina, una borgata di Roma, immersa in una giovinezza delicata e povera che la porterà al Forlanini, il Sanatorio di Roma, luogo in cui tenterà di sopravvivere e diventare una donna. Attraverso le loro voci conosceremo gli altri personaggi, alcuni realmente esistiti altri di fantasia, le rispettive famiglie, le avventure di una stagione, la giovinezza vissuta nel periodo della guerra e gli accadimenti del periodo successivo. Come al cinema scorreranno i titoli di coda che racconteranno quale sia stato il destino di ciascuno dei protagonisti, quelli che ce l’hanno fatta e quelli che si sono arresi. Dalle loro voci ascolteremo uno spaccato di quegli anni, di un’intera stagione che, per quanto si voglia provare a dimenticare, ritorna spesso con un’attualità sconcertante.

L’autrice

Maria Caterina Prezioso è nata a Roma nel 1961 ha pubblicato una raccolta poetica intitolata Nelle rughe del muro (Ibiskos, 1991). Per il teatro ha scritto La risposta di Leonardo (con Giuliana Majocchi, Il Segnale, 1996), messa in scena per la regia di Sergio de Sandro Salvati dalla Compagnia della Medusa (Teatro Oda di Foggia e Teatro Verga di Milano, premio migliore spettacolo) e La stanza. La festa dei Tuareg (Titivillus, 2004). Ha poi pubblicato i romanzi Il gioco n. 33 (Il Ventaglio, 1993), Il colpo (Pequod edizioni, 2008), Cronache binarie (Enzo Delfino Editore, 2011), Blu cavolfiore (Golena, 2013), La ballata dei giorni della pioggia (Kogoi Edizioni, 2016). Nel 2018 esce, coautrice Giuliana Majocchi, Pina & Max (Edizioni Leucotea, 2018). Alcuni suoi racconti e novelle sono stati pubblicati in diverse riviste di letteratura (“Storie”, “Omero”, “In-Edito”, “TutteStorie”, “EllinSelae”). Collabora con la rivista “Satisfiction”

Un’intervista all’autrice

https://letteratitudinenews.wordpress.com/2025/01/02/i-giorni-pari-di-maria-caterina-prezioso-arkadia/

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