Caro blog, virtuale diario di appunti sparsi su libri, racconti, articoli e in sostanza parole che danno, per l’appunto, sostanza a ciò che esiste di immateriale come pensieri e sogni, oggi scrivo di un libro a me caro perché scritto da una persona a me cara: Se ritieni che sia giusto (Arkadia/eclypse) di Pasquale Allegro.
Non è facile scrivere di questo romanzo breve (o racconto lungo che dir si voglia) perché è come mettere le mani in una scatola di cristallo che contiene minuscole miniature di oggetti fragili e delicati, bisogna fare molta attenzione perché non si rompano.
La storia è semplice (ma la storia, ridotta alla sua fabula, è sempre semplice): c’è un figlio e c’è un padre, Marco e Alberto.
C’è un ritorno al paese natio: Alberto, il padre, non c’è più e Marco, il figlio che dal quel luogo è scappato, deve fare i conti con la sua assenza, con il mistero della sua scomparsa, con i ricordi che ricompongono tessera dopo tessera un mosaico di segreti taciuti ed esistenze complesse, non solo la propria e quella del padre, ma di coloro che sono stati e stanno attorno: madre, parenti, amici.
La trama è un “pretesto” per far emergere la voce delicata che dà forma a pensieri vicini e lontani, con una lingua che è quella di Pasquale Allegro, sua e solo sua.
È riduttivo definire la lingua, nel caso di Se ritieni che sia giusto, “prosa poetica” , un registro che l’autore maneggia benissimo (come nei precedenti romanzi): qui c’è una logica ferrea nel dispiegarsi delle parole e della storia, un acume bello e doloroso, una scelta millimetrica di ogni singolo fonema.
“La vita è composta da giorni, diversi, forse troppi per trattenere i sogni, è una questione di probabilità, e se i giorni del sogno erano stati troppo pochi, secondo i miei calcoli da bambino pochi equivaleva a niente”.
E più avanti
“Poi non so cos’è successo, un giorno un veleno ti ha ucciso, dopo una vita intera di lavoro alle spalle, poi è diventato il veleno dei giorni che passano, della speranza che passa, un veleno che ti restituisce oggi una strana sensazione: fa dimenticare la felicità di essere stato tra le tue braccia, come se tra le tue braccia non ci fossi mai stato.”
È abilissimo Pasquale Allegro a descrivere stati d’animo, sentimenti, sensazioni con precisione da chirurgo della parola e questo si può fare soltanto quando possiedi quella parola, quella che ti restituisce la forma delle cose che al loro stato naturale sono indistinte.
Una lettura immersiva che fa diventare questo romanzo di 84 pagine un minuzioso labirinto di sguardi, mani, sorrisi, lacrime, abbracci dati e mancati. Carezze ricevute e desiderate, destini incrociati e persi.
“”Non ci resta che immergerci” queste parole avresti rivolto a Salvo in una delle vostre traversate, poi saresti scattato improvvisamente in piedi e spenta la sigaretta ti saresti tuffato, come in un salto nel vuoto, o nello spazio tra le stelle, cielo o mare, autunno o primavera, faceva poca differenza, immergersi per te era una necessità, era il tuo modo di rappresentare la geografia dell’interiorità.”
È tutto molto bello, ogni singola parola ne contiene altre, oggi immagine ha onde di un’eco che si riverbera in altre immagini fatte di suoni, colori, proporzioni di ciò che noi stessi, tutti, proviamo, ma non siamo abbastanza bravi per farlo “vivere”, far diventare cioè il caos che ci governa materia pulsante.
Un romanzo da coccolare, da tenere in mano e sfogliare, da leggere piano. Senza far rumore, lontani dalla baraonda delle scritture artefatte, delle notizie di guerra, della morte e dalla distruzione, del linguaggio sciatto e negligente dei nostri tempi.
Immergersi per cercare le parole, immergersi per trovare le parole e riavere senso.
Chiudendo il libro a malincuore sull’ultima, bellissima frase con cui l’autore si congeda, il mio pensiero è tornato là dove era stato diverse volte durante la lettura: alla voce di Nick Drake, cantante britannico passato su questa terra come una meteora destinata a brillare. Se ritieni che sia giusto assomiglia molto a quella voce poetica capace di incantarti e scuoterti allo stesso tempo, una voce che io amo moltissimo.
I never felt magic crazy as this/I never saw moons, knew the meaning of the sea/I never held emotion in the palm of my hand/Or felt sweet breezes in the top of a tree/But now you’re here/Brighten my northern sky
Non mi sono mai sentito così folle e incantato/non ho mai visto lune, conosciuto il significato del mare/non ho mai tenuto l’emozione nel palmo della mano/o sentito brezze delicate sulla cima degli alberi/ma ora sei qui/a illuminare il mio cielo del nord (Northern Sky, Nick Drake)
“Sara mi ha guardato con gli occhi tristi, mi ha detto: “un’attesa estenuante, ma ci siamo noi”. Mi piaceva quel modo danzante di parlare che aveva Sara, ecco come fanno le parole a danzare, le senti uscire leggere dalla bocca, con una tensione vitale si lasciano possedere dall’ebbrezza delle emozioni.” (Se ritieni che sia giusto, Pasquale Allegro)
Tutto in questo romanzo breve (o racconto lungo) è esattamente dove deve stare, le parole a incantarci.
Nel dialogo tra un figlio, Marco, e un padre che non c’è più, Alberto, riemergono i ricordi dell’infanzia perduta, delle estati passate al mare a divertirsi spensierati, dei dubbi adolescenziali… Pagina dopo pagina emergono stralci di persone, di momenti, di eventi che hanno segnato una vita e ogni suo singolo frammento.
C’è sua madre, Luisa, e la zia paterna, Erminia, e poi gli amici più cari di Alberto, Carlo e Salvo, ognuno con un bagaglio sulle spalle a volte pesante, a volte leggero, ma sempre condiviso. È un fragile mosaico umano, in cui i tasselli cercano di rimanere a galla in un mondo costruito attorno alla paurosa immobilità esistenziale che permea le vite di ciascuno. E tutte le tessere, che sembravano spezzate con la fuga dal paese natale, Marco le ricolloca come i fili sopra un telaio, imbastendo una nuova trama. Il rapporto conflittuale con il genitore, la sua morte improvvisa, il ripescare la memoria dei tempi andati con chi ha sempre abitato da quelle parti, fino a far riaffiorare segreti inconfessabili ma anche la possibilità di una redenzione finale
«Pasquale Allegro sintetizza un cammino esistenziale.» – Simone Innocenti, La Lettura
È nato a Lamezia Terme, laureato in Filosofia, insegnante, ha lavorato per anni nell’editoria ed è autore di articoli per giornali e webzine. Ha pubblicato la raccolta di poesie Baco da sera (Controluna, 2018) e i romanzi La portata dei sogni (Il seme bianco, 2019) e Seconda persona singolare (Ensemble, 2022). Ha preso parte alle antologie Readaction Magazine n. 1 (Readaction, 2022) e Pasti caldi giù all’ospizio. Antologia degli opposti (Transeuropa, 2023). Per Arkadia Editore ha pubblicato Se ritieni che sia giusto (2025)


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