I romanzi raccontano storie, ma da sempre Gioacchino Criaco nei suoi romanzi racconta anche una terra, che rimane protagonista anche in Dove canta il cuculo, nello stile particolare dell’autore, crudo e naturale nello stesso tempo.
Con Dove canta il cuculo, Gioacchino Criaco torna a esplorare i temi che da sempre caratterizzano la sua narrativa: il rapporto con la terra d’origine, il peso dell’eredità familiare, l’emigrazione, il confine tra destino e libertà. Lo fa con una storia intensa, capace di intrecciare vicende personali e memoria collettiva, modernità e mito, megalopoli e Lei, la grande madre, Mana Ghe, l’Aspromonte, montagna di mistero e di luce.
Il romanzo si sviluppa come un percorso di ricerca identitaria dei protagonisti che a capitoli alterni “parlano” da due mondi lontani: la Calabria dell’Aspromonte e il Canada, così lontani, così vicini, potremmo dire.
Il passato continua di fatto a esercitare la propria influenza anche a migliaia di chilometri di distanza e dunque qui l’emigrazione non rappresenta una frattura con le proprie origini, ma un diverso modo di viverle: la nostalgia, il senso di appartenenza e i legami familiari rimangono elementi centrali, anche quando la vita si svolge altrove.
Criaco mette in luce ancora una volta una profonda conoscenza del suo territorio e della propria storia: l’Aspromonte non è soltanto un’ambientazione, ma una presenza, un personaggio che accompagna ogni scelta dei protagonisti. La natura, i paesi, le tradizioni e perfino il linguaggio contribuiscono a costruire un universo narrativo ricco di suggestioni e il cuculo (l’unico uccello che non nidifica ma si impossessa di nidi costruiti da altre madri, uccidendone la prole) canta, e il suo verso si sposta tra i continenti: un simbolo, perché ormai è così che agisce la ‘ndrangheta, ormai la più potente organizzazione criminale, con legami che si muovono nel mondo, coinvolgendo sfere della vita pubblica, dalla Calabria a Toronto, da Acapulco a Milano.
Il nucleo centrale del romanzo, costruito su un mistero (torna l’atmosfera noir di Anime Nere) è il mondo della criminalità organizzata. Non c’è spettacolarizzazione e la violenza, che pure è un elemento narrativo dominante, si inserisce all’interno di un contesto storico, sociale e culturale molto più ampio, mostrando come determinate dinamiche siano spesso il risultato di condizioni complesse e stratificate. Questa scelta conferisce alla narrazione una profondità che va oltre il semplice racconto criminale.
Ciò che rende Dove canta il cuculo una lettura significativa è la capacità di Gioacchino Criaco di raccontare l’identità costruita attraverso la memoria, i legami e le scelte: nessuno può davvero liberarsi delle proprie radici, a meno che non si decida di confrontarsi con esse in altra maniera. Ma è davvero possibile? È nella rete e nel garbuglio di questa domanda che si rimane impigliati.
È una lettura intensa, che coinvolge, capace di lasciare il segno senza ricorrere a facili effetti, ma soltanto con il potente ritmo della narrazione.
“Nino conosce la recita, tira fuori una scatola di fiammiferi, ne struscia uno e lascia che il vento lo spenga, fa lo stesso col secondo, col terzo protegge la fiamma utilizzando la coppola. Appiccia. In pochi minuti l’aria si intiepidisce, agguanta il freddo e la stanchezza e li mette da parte. Il tepore rilassa le membra agli addolorati e gli commuove il cuore. I convenuti si consegnano al Crimine, accettano ogni nostro ordine. Se ne vanno aggravati di dolore e responsabilità, che tutto in groppa alla famiglia unita si caricherà”
L’affascinante scrittura di Gioacchino Criaco si afferma e si svela in queste pagine in tutta la sua potenza.
“Hai avuto paura che mi perdessi nei boschi?”
No, volevo che insegnaste anche a me a camminare di notte”
Ci prova a starmi dietro, ma appena accelero un po’ si distanzia, mi perde. È costretto a chiamarmi.
“Ma come fate”
“È una cosa che si impara da bambini, una volta non c’erano pile e manco accendini o lumi dei cellulari, e quel po’ di teda che si possedeva era troppo preziosa per sprecarla. E poi di notte, in montagna ha senso camminarci solo se nessuno ti vede. È un’abilita che da grandi non la si apprende più, manca il tempo e anche l’incoscienza, perché non è che si veda più di tanto. Giusto fino a terra. Più che altro i sentieri si intuiscono. Sono i piedi a vederci più degli occhi, le orecchie, il naso. Tutti i sensi si uniscono per trovare la via. È solo un’alleanza del meglio che abbiamo dentro…”

Il cuculo non prepara il proprio nido, ruba quello di altre madri inconsapevoli, uccidendone la prole. Dove canta, la vita si spegne. Anche Gino abita un nido non suo. Strappato ancora bambino alle montagne dell’entroterra calabrese, approda tra le nevi del Canada, nella casa senza figli dei Morano. Il profumo della salsa sul fuoco richiama la patria perduta, ma qui si parla una lingua diversa: un miscuglio di vocaboli antichi e parole deformate dalla lontananza. Gino cresce protetto dall’ombra di Frank Morano, uomo di fiducia delle famiglie della malavita calabrese trapiantata a Toronto. Diventa un tirapiedi dei Colosimo, i fratelli a capo dei traffici più redditizi del Nord America, e si fa esperto d’armi e di contrattazioni criminali. Ma l’equilibrio della cosca è fragile e viene infranto dall’eco lontana di un colpo di pistola. In un fumoso bar di Acapulco, un uomo del clan è caduto sul pavimento esanime, e il sangue chiama sangue. Dal cuore pulsante dei sotterranei di Toronto fino ai villaggi arroccati dell’Aspromonte, terra intrisa di riti e violenza, si innesca una reazione a catena che riapre un conto lasciato in sospeso per decenni. Come altri grandi autori prima di lui, Gioacchino Criaco riesce con estremo talento a mescolare gli stilemi del thriller e quelli della tragedia greca, parlando di radici e delitti, scavando nella profondità più nera delle passioni umane.

Gioacchino Criaco è nato ad Africo. Ha esordito nel 2008 con il romanzo Anime nere, da cui è stato tratto il film omonimo diretto da Francesco Munzi, vincitore di nove David di Donatello, di tre Nastri d’argento e del premio Sergio Amidei. Ha in seguito pubblicato i romanzi Zefira, American Taste e, per Feltrinelli, Il saltozoppo, La maligredi , Il custode delle parole
PER APPROFONDIRE
Antonio Pagliuso su Glicine Rivista
https://glicineassociazione.com/recensioni-dove-canta-il-cuculo-gioacchino-criaco/
Maria Caterina Prezioso su Satisfiction
https://www.satisfiction.eu/gioacchino-criaco-dove-canta-il-cuculo/
Marco Ciriello


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