La scrittura è tiranna

imagesÈ lì che aspetta, proprio come l’ho sempre immaginata, mi intimorisce. È avvolta nel fumo di una sigaretta nella penombra di un bar dove tutto è in bianco e nero. Aspetta, sorseggiando lentamente da un bicchiere. Sono in soggezione, ormai non posso più nascondermi, non posso tornare indietro, non posso fuggire. Lei mi vede. Solleva la testa. Ha lo sguardo  duro del rimprovero

“Eccoti finalmente. Ce n’hai messo di tempo.” La sua voce è metallica, sottile.

Annuisco. Imbarazzata. Lei lo percepisce e  mi dice:

“Tranquilla, tanto t’avrei aspettata comunque.”

L’ho sempre saputo che così doveva essere.

“Non avere timore, avvicinati, siediti qui, bevi qualcosa insieme a me ti farà bene. Rilassati, lo sai che ormai non puoi più andare da nessuna parte.” Sorride languida, sicura di sé. Mi ha preso nel sacco, mi terrà in pugno da questo momento in poi.

Lei sa tutto di me. Io so tutto di lei.

“Lo so, non avresti voluto trovarmi, mi hai evitata perfino quando ero a un palmo di naso. Ma io sono sempre stata qui dove sono, dove hai sempre saputo anche tu. Ti ho aspettato paziente. “

Vorrei dire lo so, ma vorrei dire anche non lo so. Non so se voglio stare qui, se voglio seguirla, se voglio sedermi accanto a lei. C’è odore di chiuso. Quant’è che non cambiano l’aria in questo posto. Quant’è che non aprono le finestre?

“So cosa stai pensando : sei ancora incerta. Ti senti in trappola. Ma se  stavolta hai varcato quella porta è perché sapevi di trovarmi, come sapevi ti avrei braccata, come sai che non puoi più scappare. Oh sì…  certo, lo so cosa stai per dire…. pensi ancora di avere  più gambe che testa! Ma vedi,arriva un momento, prima e poi, in cui quelli come te finiscono per avere le gambe nella testa. Il mondo è stato divertente da viaggiare con i suoi mille luoghi eccitanti, gli uomini interessanti, le donne affascinanti, gli incontri e le impressioni. Ma sapevi anche tu che presto o tardi ti saresti fermata a osservare.  Il momento è arrivato. È adesso: non avere paura. Siediti. E comincia.”

Mi ha messo in mano un quaderno a righe, e un lapis, perché scrivendo a lapis le parole scivolano più agili. Sapeva anche questo.

“Adesso vai. Puoi partire”

Ha spento la sigaretta, ha bevuto l’ultimo sorso. È rimasta a osservarmi, con un malcelato sorriso beffardo. Il sorriso di chi sa di aver vinto.

Guardo dalla finestra e all’improvviso vedo il sole. Mi chiedo – e non so perchè – quando è stata l’ultima volta che ho fatto l’amore. Poso il lapis sul foglio bianco. Sento il suo sguardo severo che vigila addosso. Le gambe nella testa cominciano a muoversi, il lapis a scrivere.

Non ho più scampo.

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