Se tutti fossero sensibili come me il mondo sarebbe diverso

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L’ascensore

Io e le mie borse di plastica in mano ce ne stavamo li’, cose tra le cose, per conto nostro, ignari di noi stessi e del mondo attorno, quando a un tratto le porte dell’ascensore si aprirono.

Capita che a volte voi ve ne stiate per i fatti vostri, dimentichi di tutto e di tutti, quand’ecco che si aprono  le porte all’improvviso e…

Una bella donna. Aspetta: una bella donna? Nemmeno di questo siete certi. Avete intravisto il suo corpo di profilo per un attimo, di sfuggita. Il suo viso poco più di una fantasia, o forse neanche questo. L’esperienza vi rende dubbiosi, l’esperienza di vita e di viaggi in ascensore: forse non è nemmeno una bella donna. Forse l’avete soltanto immaginata. Ma anche se l’ascensore è inebriato dal suo profumo, voi pensate alla vostra vita.

Che piano?

Nel rispondere avete tenuto gli occhi sulla pulsantiera, non sulla donna. La sua mano, la sua mano che sembra provenire da un’altra galassia, ha premuto prima il pulsante del vostro piano. Ognuno ha le proprie mani, ognuno ha la propria vita. Da dentro queste vite, loro vi guardano e fantasticano sulla vostra. Un uomo. Un estraneo.

Ecco cosa sono. Ormai c’ho fatto l’abitudine a essere “un uomo”. L’imbarazzante silenzio degli ascensori non mi mette più a disagio: ho smesso di dirmi, come ai tempi del liceo e dell’università, adesso bacio la persona che c’è con me oppure la uccido. Invece mi sottometto umilmente alle regole del mondo e dell’ascensore. Tutti i piani ad uno a uno, tante porte e tante vite, tutte simili tra loro.

Mi è venuto in mente tutt’a un tratto: come ho fatto a non pensarci prima! Devo dare un’occhiata all’orologio. Ho sollevato il braccio, con un gesto deciso ed elegante ho piegato il polso. Il mio orologio è un rolex, ma non importa.

Io sono un bell’uomo, mamma mia che ore sono? Sono un uomo molto impegnato. O almeno è cosi’ che mi atteggio. Prego, guardatemi: vediamo che ore sono, sono cosi’ indaffarato! Ecco. Mi perdoni bella signora, non è a lei che penso, mi sono perso a riflettere su questioni importanti come il destino del mondo e il senso della vita. Guardo l’ora – mi state guardando? – e mi chiedo se riuscirò ad arrivare in tempo per i miei importanti impegni. Magari adesso il mio telefono sta squillando e dall’altro capo del filo c’è il presidente del consiglio. Forse fantasticherete che ho un allevamento di cavalli. Forse avete intuito che ho avuto una vita tragica e avventurosa. Ma nelle borse che ho in mano ci sono solo: un chilo di mele, un chilo di arance, mezzo filone, del tonno in scatola e due libri nuovi. No, questi non li avrà visti di certo. Pero’ una cosa l’avrà senz’altro notata: io in ascensore non voglio dar fastidio a nessuno, per questo non guardo le belle donne in viso.

Se tutti fossero sensibili come me, il mondo sarebbe diverso.

Eppure, stare qui con voi, con voi in ascensore, senza dire una parola, rende la vita, come dire? un po’ bizzarra. Sarà per questo che all’ultimo momento, proprio mentre esco dalla porta, rivolgo a voi, proprio a voi, uno sconsolato:

“Arrivederci”.

O.  Pamuk

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